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Cosa è andato storto tra la Pirelli e la Formula 1?

formula 1 pneumatici pirelliIl rapporto tra la Formula 1 ed i pneumatici Pirelli è stato conflittuale negli ultimi anni. In particolare il 2013 fu un anno difficile per la Pirelli, come sanno tutti gli esperti della Formula 1. Il produttore italiano di pneumatici Pirelli, infatti, è stato a lungo l’unico rifornitore ufficiale delle gare di Formula 1, con alcune stagioni di successo, soprattutto durante il 2011. Ma il 2013 è stato un vero e proprio incubo per la Pirelli e per gli ultimi pneumatici rilasciati per la F1.

Problemi di usura accelerata, battistrada che si sfaldavano, piloti indignati e scoppi spettacolari si sono accaniti contro la Pirelli per l’intera stagione, con un culmine durante il Gran Premio d’Inghilterra in giugno, durante il quale almeno quattro piloti (Lewis Hamilton, Felipe Massa, Jean-Eric Vergne e Sergio Perez) hanno sofferto per il fallimento catastrofico della tenuta dei propri pneumatici.

 

Dopo Silverstone, la Pirelli è stata semplicemente costretta a rimpiazzare i set di pneumatici del 2013 con quelli della stagione 2012, per la sicurezza dei piloti, tutti concordi nell’affermare che qualcosa non stava funzionando con i pneumatici avuti in dotazione.

Ma i problemi non erano terminati, e si continuarono ad evidenziare una serie di disfunzioni nelle modalità di trattamento delle gomme da parte della Formula 1, mentre in molti si chiedevano se il contratto con la Pirelli sarebbe stato rinnovato o meno.

 

La progettazione e la realizzazione dei pneumatici Pirelli per la Formula 1 vengono effettuati grazie ad una serie lunghissima di simulazioni al computer che sono state regolarmente effettuate dagli ingegneri della casa italiana anche durante la stagione del 2012, così come sono stati effettuati tutti i test di laboratorio e tutti i test di guida. Guardando indietro col senno di poi, si può affermare con tranquillità che non vi è nessuna reale possibilità di spiegare quanto è successo quell’anno. Piuttosto, tutta la storia legata all’insuccesso del 2012 dei pneumatici Pirelli per la Formula 1 è stata frutto di una serie di cause ed effetti che ha coinvolto tutta una serie di attori, che verranno illustrati di seguito.

Pirelli

La Pirelli aveva iniziato l’anno annunciando che avrebbero prodotto i loro pneumatici peggiori. Sì, proprio i peggiori. Il mondo che girava intorno alla Formula 1 aveva iniziato a temere che le qualificazioni stessero diventando troppo noiose. Si stava iniziando a parlare di ‘gare processione’ caratterizzate da una lunga ed unica fila di macchine che giravano intorno alla pista in ordine, con pochi sorpassi e pochi pit stop che potevano esercitare solo pochissima eccitazione, divertimento o possibilità di variazione del risultato gara. Un’idea che poteva cambiare lo stato delle cose poteva essere quello di incrementare la degradazione termica dei pneumatici, incrementando cioè la velocità di usura delle gomme obbligando i piloti ad un maggiore numero di pit stop durante la gara. Per questo motivo, le caratteristiche base dei pneumatici Pirelli rilasciati nel 2013 furono quelle di essere fatte da mescole più morbide, ed infatti le gomme dure PZero Orange erano in realtà equivalenti in durezza alle gomme medie dell’anno precedente. Tuttavia, per una maggiore sicurezza dei piloti, se anche le gomme erano state ammorbidite, la spalla veniva contemporaneamente resa più forte e la trazione veniva migliorata. Ora sembra evidente che questo tentativo non è riuscito a centrare l’obiettivo. Dalla prima competizione in Australia, i piloti hanno iniziato a lamentare la velocità di usura delle gomme, la perdita di grip e lo sfaldamento del battistrada. Al primo segnale che vi potesse essere un reale pericolo per i piloti, la Pirelli avrebbe probabilmente dovuto cercare una soluzione, mentre invece la propria strategia fu quella di negare che qualcosa fosse cambiato nei pneumatici e incolpò piloti e collaboratori di non sapere riconoscere le caratteristiche innovative delle gomme. Solo quando, durante il Gran Prix d’Inghilterra i pneumatici Pirelli iniziarono a scoppiare, l’azienda italiana si rese conto del problema tornando alla vecchia mescola del 2012. Questa scelta, naturalmente, per quanto corretta, portò come conseguenza una spesa inutile di milioni di dollari in simulazioni e test di laboratorio che si rivelarono tecnicamente un fallimento.

La FIA

La decisione di rendere le competizioni più eccitanti e quindi di cambiare i pneumatici, naturalmente, non era stata presa dalla Pirelli, ma dalla FIA. Tuttavia la questione è un po’ più complessa e riguarda il ridicolo regolamento che non permette alle auto di provare i nuovi pneumatici perché questo porterebbe un vantaggio all’auto che ha effettuato il test. Per questo motivo i pneumatici del 2013 furono testati su auto che non potevano raggiungere la velocità di quelle da competizione né aveva le loro caratteristiche fisiche e meccaniche. A seguito degli incidenti, la Pirelli effettuò un test di emergenza con la Mercerdes dopo che il Grand Prix di Spagna rese evidente che ci fosse un problema sistematico nei pneumatici. Per questo motivo la FIA sanzionò la Mercedes che si era prestata al test.

Naturalmente la soluzione per risolvere questo ridicolo regolamento potrebbe essere quella di fare provare le nuove gomme a tutti i team, in modo che nessuno sarebbe né avvantaggiato né svantaggiato e, soprattutto, dopo i test di laboratorio, si potrebbero avere informazioni importanti sulle caratteristiche tecniche delle gomme nel mondo reale!

 

I teams

Poiché i problemi di sfaldamento dei pneumatici continuavano, la Pirelli iniziò a pensare ad un rinforzo delle cinture in acciaio con cinture di Kevlar. Questo tipo di variazione richiedeva che fossero d’accordo tutti i team, accordo che non fu raggiunto. Il motivo principale, naturalmente, fu che alcune squadre si resero conto che effettuando alcune modifiche nella pressione e cambiando alcuni parametri delle gomme, si potevano ottenere dei risultati interessanti, che avrebbero portato un vantaggio che, invece, il rinforzo in Kevlar avrebbe nuovamente ammortizzato.

Questa scelta veniva ufficializzata il 13 giugno 2013: il 30 giugno ci sarebbe stata la prova di Silverstone dove si sarebbero verificati i famigerati cinque scoppi di pneumatici.

 

Quando il polverone si fu calmato, la Pirelli raggiunse una serie di conclusioni.

Per prima cosa evidenziò che nelle auto in cui si erano verificati gli scoppi dei pneumatici, questi erano stati installati in modo errato: in particolare, i pneumatici posteriori erano stati installati in maniera invertita, ossia la gomma destra era stata installata a sinistra e viceversa. I pneumatici prodotti quell’anno, infatti, avevano una struttura asimmetrica, il che significa che non potevano essere interscambiati tra di loro. Se da un lato la struttura asimmetrica avrebbe infatti migliorato le performance delle auto, dall’altro l’installazione errata avrebbe causato una serie di danni, tra cui, appunto, lo scoppio del pneumatico stesso.

Tuttavia la Pirelli stessa ha messo in evidenza che l’asimmetria delle gomme è stata in qualche modo non bene evidenziata, visto che avrebbe dovuto sottolineare e proibire l’installazione in modo differente da quanto indicato.

 

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