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REGIONE SARDEGNA: RICONOSCIMENTO AUTOCERTIFICAZIONE PER L’ESENZIONE DEL PAGAMENTO DEL BOLLO

Da oggi comincia la collaborazione con il Registro Italiano Veicoli Storici (www.rivs.it), che ci ha inviato un articolo riguardante il riconoscimento dell’autocertificazione per l’esenzione del pagamento del bollo da parte della Regione Sardegna. E’ passato oltre un anno dalla risoluzione 112/E l’Agenzia delle Entrate della Regione Sardegna. Salutata dal mondo degli appassionati di veicoli storici (e non) come il riconoscimento della illegittimità della richiesta dell’attestato di datazione e storicità dell’ASI e quindi come una svolta verso la liberalizzazione del settore, in realtà la risoluzione ha chiuso più spiragli di quanti non ne abbia aperti, chiarendo che, in assenza di una determinazione da parte dell’ASI che sia realmente fruibile da parte della P.A., l’unico modo per individuare i veicoli cui corrispondere i benefici fiscali rimane, appunto, l’attestato di datazione e storicità ASI. Nel dettaglio, l’Agenzia produceva questa risoluzione in risposta al quesito di un contribuente sardo, il qualche chiedeva lumi sulla corretta interpretazione dell’art.63 della l.342 del 2000 per la propria moto. La risposta dell’Agenzia fu che l’autocertificazione, nel caso del contribuente, era ammissibile, poiché la moto risultava essere stata individuata dalla determinazione annuale della FMI, al contempo specificando che non rientra nei criteri di discernimento l’iscrizione personale del contribuente a un moto club affiliato ASI o FMI ed escludendo l’applicazione dell’art. 60 del Codice della Strada in materia di agevolazioni fiscali. Da qui, però, allo spianare la strada all’autocertificazione (così sono stati interpretati da molti gli esiti della risoluzione) di strada ne passa. E difatti, a distanza di oltre un anno, a livello contributivo gli effetti della risoluzione sono stati pressoché nulli, in particolare per i possessori di auto ultraventennali. AL cosa non deve sorprendere: la risoluzione infatti fa esplicito riferimento alla “determinazione annuale”, chiarendo così che la autocertificazione è valida soltanto in presenza, appunto, di una determinazione chiara e fruibile da parte della pubblica amministrazione. Concludendo che, in assenza di tale determinazione da parte dell’ASI (che si ostina a produrre una determinazione tutt’altro che chiara e fruibile), l’autocertificazione non è uno strumento idoneo a certificare il particolare interesse storico e collezionistico del proprio veicolo. Non convincono affatto le conclusioni della Direzione sarda dell’Agenzia delle Entrate, specialmente quando si afferma che in assenza di una determinazione chiara l’unico documento valido sia l’attestato di datazione e storicità dell’ASI. La Direzione specifica che “In assenza di specifica individuazione dei veicoli nelle suddette determinazioni, il contribuente potrà documentare con un’attestazione rilasciata dall’ASI o dalla FMI che il proprio veicolo ultraventennale è considerato di “particolare interesse storico e collezionistico” in quanto possiede i requisiti prescritti dalla norma agevolativa”. Difatti, non vi è traccia nella legge di tale potere attribuito ad ASI o FMI, così come non dovrebbe essere riconosciuto il rilascio di “attestazioni ad probationem” ai due enti, il cui unico potere è, appunto, quello di predisporre una determinazione annuale, non per i singoli veicoli. La Direzione avrebbe dovuto quindi coerentemente richiamare l’attenzione con forza sull’assenza di una determinazione da parte dell’ASI. La risoluzione dunque, che ai più era parsa una svolta verso la definitiva liberalizzazione del motorismo storico, in realtà è stata l’ennesima occasione persa per cambiare le cose.

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