La Panda non se ne va affatto. Nonostante mesi di voci su un’uscita di scena definitiva del motore termico, Fiat ha cambiato rotta, o almeno sta cercando di non farsi trovare impreparata.
Il progetto è quello di un’erede della Panda in grado di restare sotto i 15.000 euro dopo il 2028, con motorizzazione termica o elettrificata. Una scelta che sembra quasi ovvia. In Stellantis, però, negli ultimi anni, ovvia non lo è stata per niente.

La Panda, oggi venduta anche come Pandina, è da anni l’auto più venduta in Italia e si porta a casa circa il 7% del mercato nazionale ogni mese. Un numero che non si abbandona per inseguire un’agenda elettrica che, nel nostro Paese, avanza lentamente. Lasciare quello spazio libero significherebbe offrirlo su un piatto d’argento alla concorrenza. Fiat, con tutto quello che ha attraversato nell’ultimo decennio, non può permetterselo.
La strategia che emerge è una doppia corsia. Da un lato si lavorerà a una city car dal prezzo accessibile, termica o ibrida, pensata per raccogliere l’eredità diretta della Panda attuale e tenere il presidio del segmento entry-level. Dall’altro arriverà comunque una piccola E-Car, che potrebbe prendere il nome e il ruolo di Panda di nuova generazione. Il condizionale, però, è d’obbligo.
Gaetano Thorel, responsabile di Fiat per l’Europa, ha scelto parole precise. “La E-Car potrebbe essere la Panda di prossima generazione, ma non abbiamo ancora deciso. Dipende innanzitutto dalle regolamentazioni future e, in secondo luogo, dalla nostra missione, specialmente in Italia, nel pensare ai milioni di possessori di Panda e alle loro esigenze”.

Il punto che Thorel tiene a ribadire è il rapporto con chi quella macchina la compra davvero. “Abbiamo un impegno con il popolo delle Panda”, ha dichiarato. Si tratta della consapevolezza che un marchio di massa non può divorziare dalla fascia di mercato che lo ha tenuto in piedi mentre tutto intorno cambiava.
Dopo il 2028 la Panda cambierà profondamente, quasi certamente. Non scomparirà, e soprattutto non diventerà elettrica per decreto, ignorando chi non se la può permettere o non ne ha bisogno.
