Guidare elettrico costa meno, ma non per sempre, specie se ci spostiamo geograficamente e andiamo a osservare cosa stanno tassando alcuni Paesi nel mondo (sperando l’Italia, in futuro, non prenda esempio).
Ogni anno le auto generano diversi miliardi di euro (anche decine in molti Paesi europei) tra accise e IVA sui carburanti. Una flotta completamente elettrica ne produrrebbe molti meno (talvolta solo un quarto) attraverso la tassazione sull’elettricità. Il buco, stimato dall’economista Éric Pichet che ha preso in esame la Francia, vale 13 miliardi entro il 2030 e arriva a 30 miliardi entro il 2050. I governi non guardano certo dall’altra parte quando si aprono voragini di quella dimensione.

Qualcuno ha già trovato la risposta. Non è un’idea astratta, è una tassa sul chilometraggio, ed è già operativa in tre Paesi. La Nuova Zelanda ha integrato i veicoli elettrici nel suo sistema di road tax dall’1 aprile 2024, con un costo di 76 dollari neozelandesi ogni 1.000 km, circa 38 euro. Per chi percorre 15.000 km l’anno, il conto si aggira intorno ai 570 euro. Il chilometraggio si autodichiara, ma viene successivamente verificato con la revisione.
L’Islanda ha alzato la posta. Ha iniziato con elettrici e idrogeno nel 2024, poi dall’1 gennaio 2026 ha esteso la tassa a chilometro a tutti i veicoli, qualunque motorizzazione. Per un’auto sotto le 3,5 tonnellate, il costo è 6,95 corone islandesi al chilometro, circa 5 centesimi di euro, con una progressione per peso. Risultato medio per 15.000 km annui, circa 750 euro di fattura.
Il Regno Unito ha fissato l’appuntamento per aprile 2028. L’Electric Vehicle Excise Duty farà pagare alle auto 100% elettriche circa 2,2 centesimi al chilometro, alle ibride plug-in la metà. Per 12.200 km annui, il conto è di circa 268 euro. Nessun dispositivo GPS obbligatorio: chilometraggio dichiarato e verificato in sede di revisione tecnica.

In diversi Paesi del centro Europa non è stato ancora annunciato niente del genere. Per fortuna, verrebbe da dire. L’opzione più concreta che potrebbe arrivare, almeno in Francia, dove stanno studiando una soluzione, non è un pedaggio chilometrico, che confligge con la normativa europea, ma una tassa annuale di possesso (un bollo auto!) da circa 95 euro per veicolo. Poco, se paragonata ai buchi di bilancio sopra citati.
Il problema politico è evidente. Una tassa sull’utilizzo della strada penalizza chi abita in zone rurali e non ha alternative all’auto. Non tutti i chilometri valgono lo stesso: una strada di campagna vuota e un ingresso urbano congestionato non sono la stessa cosa fiscalmente né logisticamente. Per differenziare per orario e luogo servirebbero dati GPS precisi, ovvero sapere dove e quando ogni persona si muove. Una questione di privacy che spiega perché Nuova Zelanda, Islanda e Regno Unito abbiano scelto sistemi dichiarativi semplici.
Il messaggio che arriva dall’estero è chiaro: passare all’elettrico non significa uscire dal radar fiscale. Significa solo che il radar si sposta. Prima o poi anche i Paesi europei troveranno il modo di farlo sapere ai propri automobilisti.
