Alfa Romeo, bozzetti svelati: quella roadster che non è mai arrivata

Juan Manuel Diaz apre il cassetto dei segreti: dalla Duetto su base Mazda alla MiTo Cabrio, ecco le 5 Alfa Romeo mai prodotte.
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Aprire il profilo Instagram di Juan Manuel Diaz oggi potrebbe non essere un affare per deboli di cuore, specialmente se nelle vene avete tanta nostalgia e quel nome glorioso chiamato Alfa Romeo. Il “papà” della MiTo ha deciso di scoperchiare il vaso di Pandora, mostrandoci quello che saremmo potuti essere e che, per colpa di calcoli ragionieristici e tanta burocrazia, non siamo stati. Cinque progetti, colpi al cuore di chi crede che il design sia solo un accessorio del marketing.

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La ferita che sanguina di più si chiama Duetto. Mentre nel 2013 la dirigenza FCA ci vendeva la favola dell’accordo con Mazda per una spider comune, nei corridoi del Centro Stile i bozzetti su base MX-5 prendevano polvere da quasi un decennio.

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Diaz ci lavorava di notte, arrivando a ipotizzare persino un modello in scala 1:1 su base 8C Competizione. E invece? Ci siamo dovuti accontentare della 124 Spider col marchio Fiat, un’operazione di chirurgia estetica commerciale, mentre Alfa Romeo veniva dirottata verso Giulia e Stelvio.

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Il cimitero delle ambizioni non finisce qui. C’è l’Alfona, quel sogno proibito del 2006 che avrebbe dovuto sfidare le corazzate premium tedesche usando il telaio nobile della Maserati Quattroporte. Un’ammiraglia vera. E che dire della Project 955? Una sportiva cattiva da 250 CV che portava il nome “Junior” con orgoglio e coerenza meccanica, decenni prima che quel nome venisse appiccicato a un SUV elettrico.

Persino la Alfa Romeo MiTo Cabrio, che nel 2010 aveva già i piedi sulla linea di produzione, è stata sacrificata sull’altare del “mercato non capirebbe”. Sergio Marchionne, l’uomo dei maglioni e dei bilanci blindati, ha spento la luce su queste visioni notturne.

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Guardando oggi i render di Diaz, resta l’amaro in bocca per una storia industriale fatta di freni a mano tirati. Il mercato avrà anche dato ragione ai conti, ma la passione, quella che non si misura con l’Excel, oggi dà ragione solo al designer.