Auto DR fatte in Italia: perché il TAR conferma le multe Antitrust

Stando al TAR, è emerso chiaramente come le DR non siano state fabbricate in Italia: nello stabilimento di Macchia d’Isernia vengono effettuate minime rifiniture su veicoli completi e marcianti.
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Dopo la multa Antitrust alla Casa italiana DR, arriva la conferma del TAR Lazio: è emerso chiaramente come le vetture non siano state fabbricate in Italia. Nello stabilimento di Macchia d’Isernia vengono effettuate minime rifiniture su veicoli completi e marcianti, dicono i giudici.

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Tutto confermato

Nessuna illegittimità, quindi, nel provvedimento con il quale l’Antitrust nel giugno 2024 ha sanzionato per complessivi 6 milioni di euro Dr Automobiles Srl e la sua controllata DR Service & Parts Srl, accusandole di pratiche commerciali scorrette. Il Garante contestò due pratiche commerciali. Uno: la rappresentazione e pubblicizzazione ingannevole dell’Italia come luogo di produzione delle vetture a marchio DR ed Evo. Due: il non adeguato approvvigionamento dei pezzi di ricambio e alla mancata assistenza post-vendita (contestato a DR Service & Parts).

Tutto italiano, col problema dell’enfasi sulla produzione

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Per il TAR il fondatore di DR e DR sono italiani. Il punto è un altro: non c’è produzione di vetture DR in Italia. Le “enfatiche” comunicazioni commerciali facenti leva sull’italianità delle vetture appaiono ingannevoli. L’accento sull’italianità era troppo pesante. Nel primo momento di contatto tra professionista e consumatore, sono state fornite delle informazioni, inerenti all’origine del prodotto commercializzato, non veritiere o comunque fuorvianti, spiega il TAR. 

E per i ritardi? DR Automobiles ha fornito un evidente contributo causale (quanto meno in termini di agevolazione) alla commissione del fatto illecito da parte di DR Service & Parts: il complesso degli elementi raccolti dimostra la sussistenza della pratica commerciale contestata. 

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Intanto DR fa un altro accordo con la cinese Chery

L’alleanza tra DR Automobiles Groupe e il colosso cinese Chery segna un punto di svolta: con la firma del nuovo accordo di cooperazione, la partnership ultra-ventennale col costruttore di Wuhu evolve, aprendo ufficialmente le porte allo sbarco diretto del marchio qui da noi.

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Chery continuerà a essere il fornitore tecnologico e di piattaforme per DR Automobiles. I veicoli, una volta giunti in Italia, continueranno a essere rifiniti, personalizzati e commercializzati presso lo stabilimento di Macchia d’Isernia. Questa sinergia permette a DR di mantenere la propria identità di marchio assemblatore e distributore di prossimità.

Per la prima volta, l’accordo prevede esplicitamente che Chery possa entrare nel mercato italiano in modo indipendente. Opererà con una propria identità e, soprattutto, attraverso una rete di distribuzione dedicata e di nuova costituzione. Questa mossa trasforma Chery da partner “dietro le quinte” a concorrente diretto (seppur collaborativo) sul suolo nazionale. Il portafoglio prodotti sarà distinto da quello di DR, evitando sovrapposizioni e puntando su una gamma di modelli che affiancheranno gli altri brand, come Omoda e Jaecoo, ai quali si aggiungeranno prossimamente i marchi Lepas ed Exlantix.


Da un lato DR Automobiles blinda la fornitura dei componenti necessari per la propria crescita. Dall’altro concede il via libera a Chery per testare la forza del proprio marchio originale presso il pubblico italiano. Questa evoluzione riflette un trend globale che vede i costruttori cinesi sempre più intenzionati a presidiare i mercati europei con i propri nomi originali, forti di una tecnologia avanzata e di una capacità produttiva massiccia.