Il costo dei carburanti torna al centro del dibattito e i numeri fotografano una realtà difficile da ignorare. Secondo l’ultimo report della Commissione Europea rilanciato dal Codacons, tra maggio 2016 e maggio 2026 il prezzo del gasolio in Italia è aumentato del 75,5%, più della media UE ferma al 69,2%. La benzina, nello stesso periodo, è cresciuta del 38%.
Carburanti sempre più cari: in dieci anni il pieno è diventato una stangata per gli italiani
Tradotto nella vita quotidiana degli automobilisti, significa un pieno molto più caro rispetto a dieci anni fa: circa 35,7 euro in più per il diesel e 24,5 euro in più per la benzina verde. Un rincaro che pesa su famiglie, pendolari e imprese, soprattutto in un Paese dove l’auto resta spesso indispensabile per muoversi.
Nella classifica europea l’Italia risulta però al penultimo posto, davanti soltanto a Malta. Un dato che potrebbe sembrare positivo, ma che va letto con cautela. La posizione italiana è infatti condizionata dal taglio delle accise prorogato anche per questo mese. Con gli sconti fiscali, l’aumento del gasolio risulta “limitato” al 56,3%; senza interventi, il nostro Paese si collocherebbe stabilmente nella parte alta della graduatoria.
Il nodo resta quello della fiscalità. In Italia le accise, al netto dell’IVA, pesano circa il 60% sul prezzo finale della benzina e il 56,9% su quello del gasolio. Inoltre, l’IVA si applica anche sulle accise, creando il noto effetto della “tassa sulla tassa”.

Per questo ogni rialzo del prezzo industriale viene amplificato alla pompa. Le accise italiane sulla benzina sono superiori del 72% alla media europea, quelle sul gasolio del 58%. Il problema, quindi, non è solo il Brent: è una struttura fiscale che rende ogni aumento più pesante per gli automobilisti italiani.
