Giugiaro avverte l’Europa: “Sulle auto cinesi o ci svegliamo, o spariamo”

Giugiaro lancia l’allarme sull’avanzata delle auto cinesi: l’Europa deve reagire subito per non perdere il suo ruolo
Giorgetto Giugiaro

Le auto cinesi non sono più comparse sullo sfondo del mercato europeo. Sono diventate protagoniste, crescono nelle quote e costringono l’industria tradizionale a guardare a Pechino non più con sufficienza, ma con attenzione. Un ribaltamento impensabile fino a pochi anni fa, quando il Made in China veniva spesso associato a copie poco raffinate dei modelli occidentali. A fotografare il cambio di scenario è stato Giorgetto Giugiaro, intervenuto all’evento per i 70 anni di Quattroruote.

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Giugiaro avverte l’Europa: senza una svolta l’auto cinese rischia di dominare il mercato

Il designer, tra le firme più importanti della storia dell’automobile e padre della prima Fiat Panda, ha scelto parole nette: bisogna “guardare in faccia alla realtà”. Secondo Giugiaro, l’Europa continua a sentirsi detentrice di un’intelligenza automobilistica che oggi non possiede più con la stessa forza di un tempo.

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Il ragionamento è diretto. Prima i giapponesi, poi i coreani e ora i cinesi hanno raggiunto l’industria europea, fino in alcuni casi a superarla. Il vantaggio della Cina, secondo Giugiaro, sta anche nell’assenza di vincoli legati alla storia dei marchi: meno patrimonio da difendere, più libertà di concentrarsi sul prodotto. Il risultato sono auto sempre più competitive, curate e tecnologicamente avanzate.

Sulla stessa linea il figlio Fabrizio Giugiaro, che ha lanciato una previsione forte: tra cinque anni, molti automobilisti europei guideranno un’auto cinese perché sarà migliore. Per l’Europa, le strade possibili sono due: difendersi con protezionismo e isolamento, come stanno facendo gli Stati Uniti, oppure collaborare attraverso joint venture industriali.

Auto cinesi

Nel mirino dei Giugiaro finisce anche la politica europea. Fabrizio ha definito “innaturale” il percorso verso il divieto dei motori termici, ricordando che la Cina lavora sull’elettrico da vent’anni e ha costruito un ecosistema completo. Giorgetto rincara la dose: governi ciechi e sordi, incapaci di capire cosa stia accadendo. Il messaggio è chiaro: senza una reazione, l’Europa rischia di perdere la sua centralità nell’auto.