Il prezzo del petrolio cala in modo deciso, ma alla pompa il sollievo per gli automobilisti resta molto più contenuto. È questo il paradosso che sta alimentando il malumore dei consumatori italiani, alle prese con listini di benzina e gasolio che scendono con una lentezza ben diversa rispetto al crollo registrato dal greggio nelle ultime settimane. A denunciare lo squilibrio è il Codacons, che ha acceso i riflettori sulla distanza tra l’andamento del Brent e quello dei carburanti venduti in Italia.
Carburanti, il Codacons chiede chiarezza sui ribassi mancati alla pompa
Secondo l’associazione, il petrolio ha perso circa il 24% rispetto ai valori di metà maggio, anche alla luce delle tensioni internazionali in attenuazione e dell’accordo vicino tra Iran e Stati Uniti. Nello stesso periodo, però, benzina e diesel hanno registrato cali molto più limitati.
Il 20 maggio il Brent viaggiava intorno ai 105 dollari al barile, mentre questa settimana ha chiuso a quota 80 dollari. Una discesa netta, che in teoria avrebbe dovuto riflettersi con maggiore forza sui prezzi finali. Invece il gasolio è passato da 1,98 a 1,93 euro al litro, con una riduzione del 2,2%, mentre la benzina è scesa da 1,96 a 1,84 euro al litro, pari a un calo del 6,1%.
Il petrolio, naturalmente, non è l’unico elemento che determina il prezzo dei carburanti: incidono raffinazione, distribuzione, margini, fiscalità e andamento del cambio. Tuttavia, la differenza resta evidente e riapre un tema ricorrente: quando il greggio sale, i listini alla pompa si adeguano quasi subito; quando scende, il ribasso appare molto più lento.

Il Codacons ha annunciato che, se la situazione non dovesse cambiare rapidamente, si rivolgerà alla Procura della Repubblica e all’Antitrust per chiedere accertamenti. Sullo sfondo resta anche il nodo delle accise: il taglio attualmente in vigore dovrebbe terminare il 3 luglio, con il rischio di nuovi rincari.
