La proiezione per Lancia nel 2026 sarebbe di circa 12mila auto, sull’intero mercato europeo. Ferrari, che per scelta limita la produzione, ne ha consegnate 13.640 nel mondo l’anno scorso. Il confronto è impietoso, e non certo per colpa della rossa di Maranello.
A un anno e mezzo dal lancio della nuova Ypsilon, il rilancio del marchio torinese procede a una velocità che non si può definire entusiasmante. Nel primo semestre 2026 le immatricolazioni italiane si sono fermate a 5.261 unità, contro le 5.367 dello stesso periodo del 2025. Una flessione del 2% che, in sé, non sarebbe drammatica. Il problema è l’assenza di crescita in quello che resta l’unico mercato davvero rilevante per il brand.

In Italia, Lancia si ritrova oggi dietro a Volvo, Mazda, Cupra e Honda. La Ypsilon è sparita dalla top cinquanta dei modelli più venduti nel Paese, dov’era ancora presente un anno fa, in compagnia di Audi A1 e Suzuki Swift.
Il fronte elettrico è il capitolo più scomodo. Delle 5.261 Ypsilon immatricolate, soltanto 324 sono a batteria. Un numero che ha convinto Lancia a rivedere i listini e ad aggiungere una variante con cambio manuale, abbassando la soglia d’ingresso. Un passo indietro rispetto alle ambizioni elettriche dichiarate.
Al di fuori dell’Italia ci sono segnali meno grigi. La Francia cresce del 59%, passando da 454 a 723 immatricolazioni. La Spagna sale da 400 a 439, il Belgio raggiunge quota 143, numeri che si commentano da soli, nel senso che sono piccoli. Considerando i principali mercati, Lancia supera di poco le 6.600 unità nel semestre.

Le speranze sono appese alla nuova Gamma, attesa entro la fine dell’anno per portare il marchio in una fascia di mercato più alta. È il modello che dovrebbe allargare la platea, alzare il valore medio e giustificare l’esistenza di un progetto industriale nel medio periodo.
Senza un’espansione geografica concreta e senza che la Gamma si traduca in numeri reali, il rischio è che il ritorno di Lancia resti una storia bella da raccontare.
