Melfi lavora su un solo turno. Per tutto settembre, lo stabilimento Stellantis della Basilicata riorganizza i suoi ritmi produttivi, ovvero un’unica fascia lavorativa al giorno, 295 vetture come obiettivo, stessa pressione distribuita su meno ore e meno buste paga piene.
La comunicazione è arrivata durante la riunione dell’Esecutivo di Stabilimento con Fim, Uilm, Fismic e Uglm. La direzione aziendale ha presentato la decisione come funzionale alla gestione dell’avvio produttivo della nuova DS N°7. Si parla di volumi graduali, standard qualitativi da stabilizzare, rodaggio di un modello che porterà Melfi in un segmento premium dove gli errori di linea costano più che altrove.

I sindacati non sono affatto contenti. Un turno solo significa un nuovo colpo ai compensi, dopo mesi già segnati da fermate ripetute e ammortizzatori sociali. La nota congiunta è diretta: “Il tempo delle attese è finito. Melfi ha bisogno di fatti, non di ulteriori annunci”. Le quattro sigle chiedono interventi concreti sulla catena di fornitura, che continua a inceppare la regolarità delle linee e a scaricare l’instabilità direttamente sui lavoratori. È un cortocircuito che si ripete da troppo tempo: i problemi a monte finiscono sempre per pesare su chi sta al tornio.
Lo stabilimento lucano è nel mezzo di una trasformazione che dovrebbe significare molto. Stellantis ha scelto Melfi come hub per le piattaforme di nuova generazione, con un piano che prevede l’arrivo di più modelli nei prossimi anni, tra cui un C-SUV di Alfa Romeo, che da solo basterebbe ad accendere le aspettative di un intero indotto. I piani industriali hanno orizzonti lunghi, chiaro, ma le famiglie dei lavoratori fanno i conti ogni mese.

Per settembre la fabbrica arriverà a produrre quasi trecento auto al giorno su un solo turno, con i sindacati che tengono il cronometro in mano. L’avvio della DS N°7 dovrà essere rapido abbastanza da giustificare il sacrificio chiesto e abbastanza solido da non aggiungere un nuovo capitolo su cui esaurire la pazienza dei lavoratori.
