Telecamere pubbliche e multe, arriva lo stop del Garante: i Comuni non possono usarle come autovelox

Il Garante della privacy chiarisce i limiti della videosorveglianza pubblica: le immagini raccolte per la sicurezza urbana non possono essere usate dai Comuni per contestare infrazioni stradali
Telecamere multe

Le telecamere di sicurezza fanno ormai parte del paesaggio urbano. Sono appese agli angoli delle strade, puntate sulle piazze, installate davanti agli edifici pubblici o nei punti considerati più delicati. In molti casi sono utili e nessuno lo mette in dubbio: possono aiutare a prevenire reati, scoraggiare comportamenti pericolosi e fornire immagini preziose quando bisogna ricostruire un episodio grave.

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Telecamere pubbliche e multe: dove finisce la sicurezza e dove inizia la privacy

Ma la loro presenza non autorizza un uso senza limiti delle immagini registrate. È qui che entra in gioco la decisione del Garante per la protezione dei dati personali, intervenuto su una vicenda che riguarda il Comune di Reggio Calabria. Una telecamera installata per la sicurezza urbana non può essere usata, in modo automatico, per fare multe.

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Il caso nasce da un incidente stradale senza conseguenze penali. Il Comune aveva recuperato le immagini della videosorveglianza pubblica per ricostruire la dinamica dell’accaduto e, sulla base di quei filmati, aveva contestato una violazione del Codice della strada a uno dei conducenti coinvolti. Per il Garante, però, quella procedura non era legittima.

La ragione sta nello scopo per cui quelle telecamere erano state installate. Se servono a garantire la sicurezza urbana, devono essere usate per quella finalità: prevenire reati, controllare zone sensibili, aiutare le autorità quando ci sono esigenze concrete di ordine pubblico. Non possono invece diventare uno strumento sempre disponibile per accertare infrazioni stradali, se manca una base giuridica specifica.

Il tema riguarda tutti i cittadini. Le telecamere pubbliche riprendono ogni giorno persone, auto, spostamenti e momenti normali della vita quotidiana. Usare liberamente quelle immagini per finalità diverse significherebbe allargare molto il controllo pubblico sulla vita delle persone, con il rischio di trasformare uno strumento di sicurezza in una sorveglianza continua.

Multe stradali: dichiarati più di 1,7 miliardi dai Comuni nel 2024, +10% rispetto al 2023.











AREA C CERCHIA DEI NAVIGLI PER ENTRARE SI PAGHERANNO ƒ 5,00 DAL 16 GENNAIO
PH: SICKI/INFOPHOTO
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Le multe devono essere elevate con strumenti previsti dalla legge: dispositivi omologati, apparecchi autorizzati o controlli diretti da parte degli agenti competenti. Le telecamere nate per la sicurezza urbana non possono diventare una scorciatoia amministrativa. Insomma in parole povere la tecnologia può rendere le città più sicure, ma deve essere usata con regole precise. Proteggere i cittadini è importante, ma non può significare controllarli senza confini.