Alfa Romeo e Fiat, il matrimonio che gli alfisti non hanno mai perdonato

Nel 1986 Alfa Romeo passò alla Fiat per 1.050 miliardi di lire. Quarant’anni dopo, quella ferita per molti alfisti non si è ancora chiusa.
alfa romeo 75

Era il 1986 quando Alfa Romeo smise di essere uno dei tanti problemi dello Stato italiano e diventò uno dei marchi del gruppo Fiat. Un passaggio che, a rileggere oggi la storia, aveva tutto il sapore dell’inevitabile.

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L’Alfa Romeo arrivò a quell’appuntamento con i conti in rosso, gli stabilimenti che perdevano denaro e l’IRI che cercava disperatamente una via d’uscita. La vendita era certa e chi avrebbe comprato, invece, molto meno.

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La Ford si era fatta avanti con un progetto credibile: investimenti, nuovi modelli, rilancio internazionale. Donald Petersen, allora presidente del gruppo americano, era convinto di avercela quasi fatta, poi entrò in scena la Fiat.

alfa romeo 155

L’idea che un colosso a stelle e strisce mettesse radici in Italia e sfidasse il dominio torinese era evidentemente insopportabile per una parte del mondo politico e sindacale. Romano Prodi, che guidava l’IRI, scelse l’offerta degli Agnelli. Alfa Romeo cambiò padrone per 1.050 miliardi di lire, pagabili negli anni successivi, con condizioni che alimentarono polemiche capaci di sopravvivere ai decenni.

Sul piano industriale, l’operazione portò cosiddette “sinergie”: economie di scala, componenti condivisi e razionalizzazione produttiva. Per gli alfisti, quella parola ha sempre suonato come un eufemismo perché nel giro di qualche anno scomparvero la trazione posteriore, lo schema transaxle dell’Alfa 75 e i quattro cilindri bialbero, elementi che erano pezzi dell’identità del marchio.

alfa romeo 164
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L’Alfa Romeo 155 fu il simbolo di questa trasformazione. Sportiva nell’aspetto, condivideva sotto la carrozzeria la stessa architettura della Fiat Tipo e della Tempra. Non mancarono le eccezioni: la 164, poi la 156, poi la 147, seppero conquistare pubblico e critica con soluzioni raffinate e carattere riconoscibile. Per rivedere una berlina a trazione posteriore firmata Biscione bisognò aspettare il 2016, anno in cui debuttò la Giulia.

alfa romeo giulia

Oggi Alfa Romeo è dentro Stellantis. Tonale e Junior presidiano i segmenti più redditizi del mercato e garantiscono al marchio una sopravvivenza commerciale che non era affatto scontata. Ci sono, oggi, semplicemente le auto necessarie. Il 1986 pesa ancora non perché la Fiat abbia distrutto il Biscione, ma perché molti si chiedono cosa sarebbe diventata Alfa Romeo con la Ford.