Un render sui social non è una concept car, lo sappiamo, ma sognare non è mai stato un crimine. Le immagini che Tommaso Ciampi ha pubblicato di una ipotetica Alfa Romeo MiTo a cinque porte hanno fatto sicuramente emozionare moltissimi appassionati. Si sa, la nostalgia, nel mondo dell’auto, è ancora un carburante potentissimo.
Il disegno mostra una compatta dal frontale aggressivo, scudetto marcato, carreggiate larghe e una linea laterale che ha smesso di giocare a fare la citycar. È una MiTo cresciuta, quasi una hatchback premium di segmento B. Il tipo di auto che chi ha amato l’originale avrebbe voluto vedere arrivare come una sorta di “secondo tempo” per la famiglia.

Una nuova MiTo, però, non esiste nei piani di Alfa Romeo. Il segmento B del Biscione è già occupato dalla Junior, che non è lì per caso. Nelle immatricolazioni recenti sta funzionando, e bene, in un’area di mercato dove ogni decimale di quota si conquista offerta su offerta del mese.
Il render di Ciampi piace perché intercetta il rimpianto per una piccola Alfa compatta, sportiva, riconoscibile e accessibile. Ma il mercato e la nostalgia raramente parlano la stessa lingua, e Stellantis, nel suo piano strategico aggiornato, ha indicato ad Alfa Romeo una rotta diversa.

La priorità è il segmento C, dove entro il 2030 sono attese le eredi di Tonale e Giulietta. Due modelli che potrebbero rivelarsi decisivi per ridare al marchio una presenza solida in Europa, dove il Biscione ha bisogno di volumi veri, non solo di immagine.
Più nebuloso il segmento D. Le nuove Giulia e Stelvio restano il centro emotivo delle aspettative degli appassionati, ma i dettagli del loro futuro su elettrificazione, piattaforme e tempi sono ancora da definire con precisione. Alfa Romeo dovrà trovare un equilibrio tra identità sportiva, costi di sviluppo e una domanda reale che non sempre coincide con i desideri dei forum.
