Anche se si sta continuando a convincere l’automobilista medio che l’elettrico non è una punizione divina, dalla Cina arriva una bella batosta (almeno sulla carta) che rischia di mandare al tappeto l’intera industria occidentale. Il 5 marzo 2026 sarà una data chiave. BYD non presenterà l’ennesimo crossover, ma un mostro di tecnologia da 1500 kW. Una potenza di fuoco capace di sparare 400 chilometri di autonomia nelle celle di una batteria in soli cinque minuti. Il tempo di un caffè veloce al banco e la vostra ansia da ricarica finisce dritta nel dimenticatoio.
Non è tutto marketing, ma ingegneria. La nuova struttura a T con cavi sospesi non serve a fare scena, ma a risolvere il problema banalissimo e concreto dell’usura dei cavi che strisciano a terra. Qui si parla di 1000 V di tensione e 1500 A di corrente, roba che farebbe saltare i nervi a chiunque non abbia sotto il cofano la seconda generazione della batteria Blade.

Questa nuova cella è un miracolo di chimica e resistenza. Gestisce una ricarica 8C e promette di superare i 3.000 cicli. Oltre un milione di chilometri di vita utile. Numeri che suonano come fantascienza per i costruttori europei, rimasti a rincorrere promesse elettrificate spesso disattese.
E siccome a Shenzhen non sanno stare fermi, il pacchetto include pure l’aggiornamento del sistema God’s Eye per la guida assistita. BYD non sta solo vendendo auto, sta costruendo un ecosistema digitale e fisico dove l’elettrico smette di essere un compromesso e diventa, finalmente, competitivo con il termico.

Ma attenzione, per far girare stazioni da 1500 kW servono trasformatori che oggi ci sogniamo e una rete elettrica che non collassi al primo picco di domanda. Se l’Occidente non si dà una svegliata su connettori e protocolli, resterà a guardare i corridoi autostradali cinesi correre al doppio della velocità. Il futuro si decide ora.
