Cinque mesi di test sono un tempo sufficiente per capire se un’auto funziona davvero. Sembrano almeno un banco di prova più che credibile. Il noto magazine Autoweek li ha dedicati alla Fiat Grande Panda elettrica per capirla, amarla oppure odiarla, e il verdetto che ne emerge è inequivocabile e, per certi versi, abbastanza impietoso.
Il problema della compatta elettrica non è l’autonomia. Su una city car da circa 29.000 euro, oscillare tra i 195 e i 205 chilometri in inverno e salire a 255-265 in estate è nella norma, pur sempre deludente rispetto ai 320 chilometri dichiarati nel ciclo WLTP, ma coerente con la categoria. Il problema è la ricarica, che su un’auto elettrica è praticamente il cuore del progetto.

La Grande Panda offre due punti di attacco, la presa integrata nel muso e una standard sul lato posteriore destro. In ogni caso, resta monofase. Fin qui nulla di drammatico. Quello che invece lascia perplessi è che in più occasioni la sessione si è interrotta prima del tempo. La causa individuata in concessionaria? Sbloccare le portiere durante la ricarica può bastare a interrompere il processo. Il team di Autoweek precisa però che il problema si è presentato anche senza questa azione. Il che è peggio.
Sul fronte software, la situazione non migliora per la Grande Panda. A batteria piena, il computer di bordo indica invariabilmente 296 chilometri di autonomia, indipendentemente da temperatura, stile di guida o condizioni esterne. La stima si aggiusta solo una volta in marcia. È una scelta già vista su e-2008 e Mokka E, entrambe Stellantis, entrambe mai corrette su questo punto.

Manca inoltre un indicatore del consumo in tempo reale, assenza che su un’elettrica nel 2026 inizia a pesare. La ricarica rapida si ferma a 36 kW, accettabile in città, poco competitiva per chi ogni tanto esce dalle strade urbane.
Il giudizio severo sulla Grande Panda la trova però convincente come automobile. Autoweek ne elogia lo stile, gli interni dal carattere definito, la fluidità nell’uso quotidiano. È una city car comoda e scattante, esattamente quello che promette di essere. Il punto è che la parte elettrica, quella che dovrebbe essere il suo valore aggiunto, è anche quella che regge peggio all’uso prolungato.
