Fiat ha deciso di smettere di stare alla finestra e tornare a fare quello che sa fare quando è in forma, ovvero costruire auto che la gente può permettersi davvero. Due sono i progetti in cantiere, due direzioni precise da tenere d’occhio.
Il primo si chiama Grizzly, ed è destinato a diventare il modello più grande mai sviluppato sulla piattaforma della Grande Panda. Quattro metri e mezzo di lunghezza, una misura che la proietta a pieno titolo nel segmento familiare, quello dove si vendono volumi veri e dove lo spazio non è un optional da brochure.

La gamma prevede due carrozzerie, SUV classico e Sportback, per coprire un bacino di utenza il più largo possibile, e una proposta di motorizzazioni che dovrebbe spaziare dal mild hybrid all’elettrico, senza però abbandonare l’ipotesi di una versione 100% termica.
È proprio quest’ultima la carta più interessante del mazzo: con un motore tradizionale, Fiat potrebbe fissare il prezzo d’attacco intorno ai 20.000 euro, una soglia che oggi, nel segmento SUV, suona quasi come una provocazione. Il debutto è atteso per l’estate, anche se le indiscrezioni vanno sempre prese con diffidenza.
Il secondo progetto riguarda invece la Fiat Panda, o meglio la Pandina, e il suo ritorno alla motorizzazione GPL. Una scelta che non nasce per caso e che ha un bersaglio preciso, la Dacia Sandero, da anni simbolo dell’auto accessibile per definizione.

A confermare l’intenzione era stato nei mesi scorsi il CEO del marchio. I dettagli tecnici restano per ora riservati, né la specifica del motore né la data di lancio ufficiale sono stati comunicati, ma l’annuncio dovrebbe materializzarsi entro la fine del 2026, con un prezzo base che potrebbe posizionarsi attorno ai 15.000 euro.
La logica, in entrambi i casi, è la stessa. Si tratta di dare a chi guida ogni giorno un’auto concreta, che consumi poco e costi il giusto. Non è una rivoluzione. È semplicemente quello che il mercato chiede da anni.
