Lo stabilimento di Valencia Almussafes operava a meno di un quarto della sua capacità produttiva da 450.000 unità annue. Ora Ford e Geely si apprestano a riempire quel vuoto insieme.
L’accordo è ufficiale, le due case costituiranno una joint venture produttiva nello stabilimento spagnolo, dove già viene assemblato il Kuga. Le operazioni partiranno nella prima metà del 2027, con i primi veicoli attesi sulla linea nel 2028. Nel frattempo, Valencia continua costruire crossover.

Il piano industriale è ambizioso e, almeno sulla carta, sensato. Ford porterà in dote un nuovo Bronco compatto pensato per le strade europee e un crossover multi-energia sviluppato in co-progettazione con Geely. Cinque nuovi veicoli multi-energia entro il 2029 per il mercato europeo, d’altronde, l’Ovale Blu ha fretta di recuperare terreno.
Geely, dal canto suo, produrrà nello stesso impianto due SUV elettrici a proprio marchio, parte di una strategia di penetrazione nel Vecchio Continente che passa, non casualmente, dalla porta di servizio di una fabbrica già attrezzata e con manodopera formata.
Le economie di scala che entrambi citano nelle dichiarazioni ufficiali non sono retorica. Uno stabilimento che gira al 25% della capacità è un peso morto finanziario. Condividerlo significa dividere i costi fissi, ottimizzare i turni, ammortizzare gli investimenti su volumi che un singolo costruttore farebbe fatica a garantire.

Dietro l’accordo c’è anche una regia politica precisa. Pedro Sánchez ha lavorato attivamente per rendere la Spagna attrattiva per i produttori cinesi: dazi UE aggirabili attraverso una produzione locale, rete di fornitori consolidata, manodopera qualificata ed energia relativamente economica. A differenza di Germania, Francia e Italia, Madrid non ha un campione automobilistico nazionale da proteggere, SEAT e Cupra appartengono al gruppo Volkswagen, e quindi può permettersi una neutralità strategica che gli altri mercati non hanno.
I governi nazionale e regionale spagnoli hanno sostenuto l’operazione promettendo migliaia di nuovi posti di lavoro, pur ammettendo che le fasi iniziali si baseranno su personale e tecnologia cinesi.
Jim Baumbick, riferimento europeo per Ford, ha evocato quasi cinquant’anni di storia a Valencia come garanzia emotiva del futuro. Alex Nan di Geely ha parlato di auto costruite “in Europa, per l’Europa”. Formule rituali, certo, ma l’importante per migliaia di lavoratori (e per l’indotto) è che lo stabilimento di Almussafes nel 2028 possa effettivamente girare di nuovo a pieno regime.
