Ford non guarda indietro. A sei anni dall’uscita di scena della Fusion, ultima berlina venduta dal marchio negli Stati Uniti, la casa automobilistica americana rivendica con decisione una scelta che all’epoca fece discutere: abbandonare progressivamente le auto tradizionali per concentrare investimenti e risorse su SUV, pick-up e modelli ad alta redditività.
Ford non si pente dell’addio alle berline: “E’ stata la scelta giusta”
La produzione della Fusion è terminata alla fine del 2020, dopo l’addio già consumato a Fiesta e Focus. Una decisione radicale, ma che oggi Ford considera pienamente corretta. Andrew Frick, responsabile di Ford Blue e Ford Model E, ha spiegato ad Automotive News che l’azienda ha fatto “assolutamente” bene a lasciare il segmento delle berline.
La motivazione è soprattutto industriale ed economica. Secondo Frick, il capitale liberato da quei modelli è stato reinvestito in prodotti ritenuti più strategici. Senza quella svolta, sostiene il manager, Ford non avrebbe potuto sviluppare o ampliare modelli e famiglie oggi centrali nella gamma, come Bronco, Bronco Sport, Maverick, Tremor e Raptor.
Il caso più significativo è proprio quello del Maverick. Il pick-up compatto ha permesso a Ford di presidiare un segmento più redditizio e coerente con la nuova domanda del mercato americano. Frick ha sottolineato che scambierebbe “ogni giorno della settimana” le performance di alcune vecchie auto con il modo in cui oggi compete il Maverick.
Il cambio di rotta appare chiaro: meno volumi a basso margine, più modelli capaci di generare profitti elevati. Una strategia che consente a Ford di evitare lo scontro diretto con bestseller come Honda e Toyota nella fascia sotto i 30.000 dollari.

Eppure, la porta non sembra chiusa del tutto. Con la crescente richiesta di veicoli più accessibili, Ford starebbe valutando nuove soluzioni, persino una possibile Mustang a quattro porte. Ma una cosa è certa: l’era delle berline tradizionali, almeno per ora, resta archiviata.
