Chi credeva che il motore a combustione interna stesse per firmare il proprio atto di morte aveva fatto i conti senza il mercato. Il 5,3% è la quota dei veicoli elettrici sul parco auto mondiale, oggi. Circa 74 milioni di unità su 1,4 miliardi in circolazione. Un numero che dovrebbe raffreddare tanto l’entusiasmo dei più convinti quanto i proclami di chi vuole seppellire l’elettrico. La realtà, come spesso accade, non sta da nessuna delle due parti.
Le proiezioni di EV Volumes e dell’IEA riferiscono che entro il 2030, i veicoli elettrici toccheranno il 15% del parco circolante globale. Entro il 2035, si arriverà intorno al 30%. La parità, ovvero metà del parco auto mondiale, non è attesa prima del 2042, e nello scenario più ottimistico. Nei mercati emergenti, India, Africa subsahariana, Sud-est asiatico, America Latina, il motore termico continuerà a crescere almeno fino alla metà degli anni Quaranta. Lì l’elettrico si aggiunge, non sostituisce.

Il mondo si sta frammentando in velocità diverse. La Cina ha già completato la propria transizione industriale e la sta monetizzando con quota di mercato elettriche al 60% sulle nuove vendite nel 2025, proiettata tra il 73 e l’88% entro il 2035. L’Europa insegue con le politiche, ma con profonde disomogeneità interne. La Norvegia vola al 95% di nuove vendite elettriche, il Sud Europa arranca. Media continentale prevista del 68-69% entro il 2035.
Il caso degli Stati Uniti è il più istruttivo. L’amministrazione Trump ha smantellato metodicamente tutto, con l’addio a credito d’imposta da 7.500 dollari, programma NEVI per le colonnine, standard California, norme CAFE, e il risultato è già visibile. Ecco dunque il -4% di vendite di elettriche nel 2025, crollo accelerato nel 2026.
Bloomberg ha tolto 14 milioni di veicoli dalle proiezioni globali entro il 2030. Ford e GM hanno investito rispettivamente 50 e 35 miliardi in piattaforme elettriche, ma sappiamo come quei soldi non evaporano con un cambio di amministrazione. Però, il ritardo industriale accumulato rischia di costare caro in termini di competitività su batterie, architetture e software.
I LED hanno rimpiazzato le lampadine a incandescenza quando il rapporto costi-benefici ha reso la scelta ovvia, non quando qualcuno ha firmato una direttiva. La transizione all’elettrico seguirà la stessa logica, su tempi e scale diverse a seconda della regione.

Nessuno, qui, vedrà la fine del motore a combustione nel senso stretto del termine. E forse è il momento di smettere di parlarne.
