Compromessi difficili con Bruxelles: il divieto ai motori termici traballa

Il divieto di Bruxelles 2035 vacilla sotto la pressione della Germania. Come si sta riscrivendo il futuro dei motori a combustione.
commissione europea bruxelles

Il 2035 doveva essere un dogma scolpito nel marmo delle istituzioni europee. Illusi. A Bruxelles le leggi sono come i limiti di velocità: suggerimenti flessibili, specialmente quando a spingere sul pedale del freno è la Germania. Il dogma dello “zero emissioni” sta evaporando velocemente, trasformandosi in una trattativa serrata che punta a un compromesso al ribasso entro la fine del 2025. La spinta di questo probabile dietrofront è “semplicemente” la politica di Berlino.

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Il governo tedesco ha calato un carico che fa tremare i polsi ai puristi dell’elettrico. Le richieste arrivate da Berlino ad aprile per Bruxelles sono un vero e proprio atto di ribellione: si chiede di trattare le ibride plug-in con il guanto di velluto, di rendere gli obiettivi intermedi sulle emissioni meno soffocanti e, soprattutto, di far passare i motori a combustione alimentati a biocarburanti come veicoli a zero emissioni.

merz, governo tedesco
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È la resa dei conti con una realtà industriale che non può suicidarsi in nome di un’ideologia. La Germania ha detto “nein” anche ai supercrediti per le piccole elettriche sotto i 4,20 metri, una misura che sapeva tanto di favore Volkswagen, e ha rispedito al mittente le quote rigide per le flotte aziendali.

La Commissione europea, sentendo puzza di bruciato, aveva già iniziato ad allargare le maglie ipotizzando che i motori termici potessero sopravvivere oltre la data di scadenza, a patto di nutrirli con carburanti puliti o compensarli con l’acciaio verde.

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I socialdemocratici (S&D), finora guardiani del tempio green, stanno mostrando crepe evidenti. Tiemo Wölken lo ha fatto capire: c’è margine per un accordo di centro. La SPD tedesca è stretta tra l’incudine delle promesse “verdi” europee e il martello di un elettorato (che si esprimerà a breve, nel 2027) che non ha nessuna intenzione di finire a piedi.

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Il tempo è il vero nemico. La CDU vuole evidentemente chiudere entro quest’anno o il castello di carte crollerebbe sotto il peso delle campagne elettorali. A Bruxelles si resta a caccia di compromessi necessari. Il 2035 resta un lavoro in continuo aggiornamento.