Dieselgate, 42 milioni di scuse per risarcire gli italiani traditi dallo scandalo

Si chiude ufficialmente la class action Dieselgate in Italia: Altroconsumo distribuisce 42,8 milioni di euro di risarcimenti.
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Si chiude finalmente il sipario su una delle farse più colossali della storia moderna dell’auto, quel Dieselgate che ha trasformato i sogni di gloria del “pulito a ogni costo” in un incubo giudiziario lungo oltre un decennio.

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In Italia la parola “fine” ha il sapore dei soldi, ma non aspettatevi cifre da capogiro: la mega class action coordinata da Altroconsumo si è sigillata con un bottino complessivo di 42,8 milioni di euro. Una montagna di denaro che, spalmata sui circa 46.740 consumatori coinvolti. Più un cerotto su una ferita profonda che una vera vittoria.

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Chi tra il 2009 e il 2015, periodo centrale per il cosiddetto Dieselgate, ha acquistato un’auto convinto di cavalcare l’onda dell’efficienza tecnologica, oggi si ritrova in tasca un risarcimento che oscilla tra i 550 e i 1.100 euro per veicolo, con un “bonus” di 300 euro per i comproprietari. Un’elemosina tardiva.

È il massimo che il sistema è riuscito a spremere dai giganti dai piedi d’argilla che hanno truccato le carte sulle emissioni diesel. L’accordo raggiunto nel 2024 ha evitato di trascinare ulteriormente i faldoni nei tribunali, accelerando rimborsi che per molti sembrano ormai archeologia.

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Il paradosso è che questo scandalo non ha solo svuotato le casse dei costruttori, ma ha cambiato geneticamente il settore automotive. È stato il peccato originale che ha dato il via alla caccia alle streghe contro il gasolio, spianando la strada a una transizione elettrica che oggi ci viene somministrata come l’unica medicina possibile.

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Quello che era nato come un tentativo maldestro di aggirare i test di laboratorio è diventato il detonatore per normative europee sempre più soffocanti, portandoci a un mercato dove le batterie sono diventate i nuovi totem da venerare.

Per i consumatori italiani è la chiusura di un cerchio aperto dieci anni fa, una vittoria simbolica che mette il sigillo sulla gestione centralizzata delle tutele collettive. Ma mentre Altroconsumo festeggia, a ragione, resta l’amaro in bocca per un’epoca in cui la fiducia è stata tradita da un software.