Cassino ha già digerito (da tempo, per la verità) l’ingresso di Stellantis nella sua vita. Ora potrebbe trovarsi a fare i conti con qualcosa di molto più complicato da mandare giù. Parliamo della Cina.
A dare sostanza all’ipotesi è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che a margine di un evento sulla Motor Valley a Bologna non ha escluso un possibile coinvolgimento di Dongfeng Motor nello stabilimento laziale. “Siamo aperti a investitori stranieri che intendessero scommettere sul nostro Paese”, ha dichiarato rispondendo a una domanda diretta sui colloqui tra Stellantis e il colosso cinese. Parole che, nel caso di Cassino, pesano come macigni.

Lo stabilimento fondato da Fiat nel 1972 sta attraversando ben più di una crisi. Sta attraversando qualcosa di più silenzioso e più pericoloso, ovvero uno svuotamento progressivo. Volumi in caduta libera, ammortizzatori sociali diventati quasi una consuetudine, un indotto locale che respira a fatica. In questo quadro, l’ipotesi di un’intesa con un costruttore cinese smette di essere fantascienza industriale e diventa, per molti, l’ultima medicina disponibile.
Dal fronte sindacale le posizioni non sono uniformi, ma l’opinione di fondo è la stessa: serve chiarezza. Mirko Marsella della Fim Cisl non chiude la porta a una collaborazione con Dongfeng, purché porti produzioni vere a Cassino. Più diretto Andrea Di Traglia della Fiom-Cgil, che chiede al ministro e a Stellantis di uscire allo scoperto prima del 21 maggio, data in cui il CEO Antonio Filosa dovrebbe presentare il nuovo piano industriale. Una scadenza che, per i lavoratori del sito laziale, ha tutta l’aria di un verdetto.
Il problema non è solo industriale. Le buste paga dei lavoratori di Cassino hanno già pagato un prezzo salato alla crisi produttiva, e l’economia del basso Lazio tiene il fiato sospeso. Il Consorzio Industriale del Lazio ha ricordato che una continuità produttiva nel sito non si scontrerebbe con i vincoli strutturali dell’impianto. Significa che la pista cinese è tecnicamente percorribile.

Che Dongfeng a Cassino sia la soluzione giusta è tutto da vedere. Che sia l’unica rimasta sul tavolo, invece, è una domanda a cui nessuno vuole ancora rispondere.
