Il 2035 era una data abbastanza certa. Zero grammi di CO2 per chilometro per ogni nuova auto immatricolata nell’UE: nessuna eccezione, nessun margine di manovra. Poi è arrivata la realtà a complicare il quadro dello stop ai motori termici, e con essa la politica, quella tedesca in particolare, a fare quello che sa fare meglio, ovvero rinegoziare.
La Commissione europea aveva già aperto il primo spiraglio con il “Pacchetto Automotive” presentato a fine 2025, aprendo alla possibilità che alcuni ibridi e motori termici restino sul mercato dopo il 2035, a patto di compensare integralmente le emissioni residue. Non è bastato.
A Berlino, la coalizione “nero-rossa” tra CDU/CSU e SPD ha raggiunto una posizione comune con un obiettivo dichiarato e nemmeno troppo velato. Si vuola alleggerire (ancora) il carico sugli automobilisti, schermare l’industria nazionale e fare pressione sull’UE per ammorbidire ulteriormente il quadro normativo sulle emissioni CO2.

Friedrich Merz ha parlato di “massima apertura in materia di energia” e di un governo pronto ad affrontare i negoziati con una posizione “fermamente unita e determinata”. Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha evocato lo spettro dell’astensione tedesca, la mossa politicamente più imbarazzante, chiedendo che non si ripeta, pur rivendicando “maggiore flessibilità” nel percorso verso l’elettrico. Markus Söder, presidente della Baviera, dal canto suo, ha sintetizzato il timore industriale con una frase: “Non dobbiamo consegnare questo importante mercato alla Cina”.
Le richieste concrete, secondo quanto riportato da Automobilwoche, sono una lista articolata. Berlino chiede requisiti meno stringenti per le ibride plug-in, la permanenza sul mercato dei veicoli ibridi con range extender, la sospensione dell’inasprimento del “fattore di utilità” previsto dal 2027, il parametro che misura il contributo reale delle PHEV agli obiettivi climatici dei costruttori, e che le emissioni in eccesso consentite dopo il 2035 non debbano essere integralmente compensate.
Sul fronte dei carburanti sintetici ed e-fuel, la coalizione spinge per classificare immediatamente i veicoli alimentati con rinnovabili o biocarburanti moderni come “zero emissioni” nel calcolo delle flotte aziendali. Vengono inoltre respinti il proposto schema di “super-incentivi” per le auto elettriche sotto i 4,20 metri e le nuove norme vincolanti sulle flotte aziendali.

A Bruxelles, il Parlamento europeo e il Consiglio stanno discutendo proprio questi nodi. Il voto finale degli Stati membri UE è atteso per giugno. Se il compromesso non dovesse raggiungere la maggioranza, le norme attuali, le più restrittive, resterebbero automaticamente in vigore.
