Saranno ben 25 centesimi al litro in meno sulla benzina e sul diesel, dodici sul Gpl. Non è un regalo, è una toppa da 500 milioni di euro che il governo italiano ha deciso di stendere sul caro carburante almeno fino al primo maggio 2026, prorogando il taglio temporaneo delle accise che sarebbe scaduto il 7 aprile.

La decisione è arrivata la scorsa settimana al Consiglio dei Ministri, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a spiegare davanti alle telecamere che la situazione è di “urgenza a tutti gli effetti”. Il contesto internazionale fa paura, i prezzi ballano, e lasciare i consumatori senza copertura nel mezzo di uno scenario geopolitico instabile non era un’opzione praticabile.
Il decreto non si limita ai carburanti. Viene esteso anche alle aziende agricole il credito d’imposta del 20%, misura finora riservata solo al settore della pesca, e viene attivato un intervento tramite Simest, il braccio operativo del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti dedicato all’internazionalizzazione delle imprese, per sostenere chi esporta in un mercato globale sempre più nervoso.

I conti, almeno sulla carta, tornano. I 500 milioni necessari vengono coperti per 200 milioni dall’incremento del gettito IVA generato dal decreto stesso, mentre i restanti 300 milioni arrivano da risorse ETS, le quote di emissione, non ancora utilizzate. Giorgetti ci tiene a precisare che nessuna di queste risorse è stata sottratta ai fondi destinati alle aziende energivore.
Il punto è quello che viene dopo maggio. Il ministro non fa mistero della preoccupazione: gli eventi internazionali “ci suggeriranno eventualmente altri tipi di intervento”. Sullo sfondo, la questione del tetto del 3% del rapporto deficit/PIL: se la situazione non dovesse stabilizzarsi, ha ammesso Giorgetti, la riflessione sulla clausola di deroga del nuovo regolamento europeo diventerà inevitabile. I conflitti in corso, ha aggiunto, avranno ricadute sia sulla politica monetaria che su quella fiscale dei Paesi europei.
