Durerà venti giorni il sollievo che il governo ha deciso di concedere agli automobilisti italiani alle prese con i prezzi del carburante tornati a salire. Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che riduce temporaneamente le accise su benzina e diesel, con uno sconto stimato attorno ai 25 centesimi al litro. Annuncio della presidente Meloni incluso.
La misura nasce in risposta al rialzo delle quotazioni petrolifere innescato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente che, come da copione, hanno fatto sentire i loro effetti anche alla pompa italiana. Il decreto è operativo da subito, ma ha una data di scadenza fissata ai primi di aprile, alla fine della prima settimana per la precisione. Dopodiché, salvo proroghe, si torna al prezzo pieno.

Nel dettaglio, la riduzione delle accise è pari a circa il 20% su benzina e diesel. Per il GPL, lo sconto si ferma a 12 centesimi al litro. C’è però una clausola che vale la pena sottolineare: i distributori autostradali sono esclusi. Chi percorre l’autostrada, e già paga il pedaggio, dovrà quindi continuare a pagare il carburante a prezzo intero.
Il provvedimento prevede anche un credito d’imposta del 20% per le aziende di autotrasporto, valido sulle spese di gasolio sostenute nei mesi di marzo, aprile e maggio. Una misura pensata per evitare che i rincari si scarichino a cascata sui prezzi al consumo, con un fondo stanziato di circa 10 milioni di euro esteso anche al settore della pesca. Almeno, questa è la speranza.

Sul fronte dei controlli, entra in campo il Garante per la sorveglianza dei prezzi con il mandato di verificare che gli aumenti alla pompa rispecchino realmente l’andamento del mercato internazionale. In caso di rincari anomali, scatterebbero segnalazioni e procedimenti. In teoria, almeno. Ma sappiamo che cercare di trovare il colpevole tra i benzinai non è una strategia che paga perché, appunto, non sono (davvero) loro i protagonisti degli aumenti.
Il nodo però resta sempre lo stesso. Le accise italiane sui carburanti sono storicamente tra le più alte d’Europa, eredità di decenni di interventi emergenziali mai smontati, dalla guerra d’Etiopia in poi, se vogliamo essere precisi. Un taglio di venti giorni non cambia la struttura, non riscrive le regole. Offre solo un respiro. Un’azione strutturale servirà comunque, in ogni caso, per salvaguardare i consumatori in futuro. Quella promessa (sempre e solo) in campagna elettorale.
