Stellantis, arriva l’ora X: il futuro dell’auto italiana si decide a Detroit

Il 21 maggio Stellantis presenta il suo piano ad Auburn Hills. Gli stabilimenti italiani aspettano risposte su modelli e occupazione.
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Il 21 maggio Stellantis presenterà il proprio piano industriale ad Auburn Hills, Michigan, cuore dell’ex Chrysler, non in Italia. Una scelta geografica che aveva già detto molto, indipendentemente da ciò che verrà annunciato. Antonio Filosa, nuovo numero uno del gruppo, italiano di nome e di fatto, ha scelto per il grande rilancio il palco di Detroit. Gli stabilimenti italiani intanto aspettano, tra cassa integrazione, volumi ridotti e modelli che non arrivano.

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La Fim-Cisl si è riunita a Roma con il segretario generale Ferdinando Uliano e ha messo nero su bianco le proprie richieste. Nessuna chiusura di stabilimenti, nessun taglio unilaterale all’occupazione, nessun arretramento produttivo per Stellantis. Il documento fotografa il momento: non è più il momento di crescere, ma (semplicemente?) resistere.

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Mirafiori rimane il simbolo più pesante da portare. La 500 Hybrid non regge i volumi da sola, e il sindacato chiede la conferma della 500 elettrica e della mild hybrid, l’anticipo del nuovo modello previsto per il 2030 e l’assegnazione di un altro modello di largo consumo. A Cassino servono garanzie su Grecale, Stelvio, Giulia e sulle future Maserati. Pomigliano guarda alla Pandina, al Tonale e a due nuovi modelli small. Melfi attende un ulteriore veicolo entro il 2028. Termoli gioca la sua partita su motori e batterie.

Nel mezzo c’è Atessa, stabilimento abruzzese che la Fim-Cisl definisce asset strategico per i veicoli commerciali leggeri di Stellantis in Europa. Qui si assemblano furgoni per Fiat, Citroën, Peugeot, Opel e Vauxhall, con partnership attive con Toyota e Iveco. Il sindacato chiede che il sito resti protagonista anche nella transizione elettrica, che il lancio della nuova generazione di large van a partire dal 2027 venga confermato, e che gli impianti di verniciatura, indicati come il principale collo di bottiglia, ricevano investimenti adeguati.

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La crisi, del resto, non è solo di Stellantis. L’indotto paga il calo dei volumi e i costi energetici, mentre la transizione elettrica accelera senza una rete di sicurezza. La Fim chiede all’Europa neutralità tecnologica e un piano automotive finanziato con debito comune. Al governo, invece, rimprovera di aver tagliato i fondi proprio nel momento peggiore. Il 21 maggio si avvicina. L’Italia, per ora, aspetta il verdetto di Auburn Hills.