Lo Stretto di Hormuz non è mai stato solo un corridoio d’acqua. È una valvola. E quando qualcuno la stringe, il mondo dell’auto di lusso scopre quanto sia fragile la catena che porta una Ferrari nel garage di un emiro.
Da quando le tensioni nella regione del Golfo hanno reso le rotte marittime attraverso lo Stretto di Hormuz poco praticabili, le grandi maison dell’automobile hanno dovuto reinventare la logistica in corsa. Ferrari ha sospeso la maggior parte delle consegne via mare nei Paesi del Golfo. I trasportatori non riescono ad entrare nella regione. Una situazione di stallo che il Cavallino ha comunicato anche agli investitori, con una franchezza che non lascia spazio a interpretazioni rassicuranti.

A muoversi ancora, ma a caro prezzo, sono i veicoli più esclusivi: quelli personalizzati, quelli da collezione. Volano, letteralmente. Il trasporto aereo merci, già utilizzato prima del conflitto per le consegne più urgenti o per i modelli in edizione limitata, è diventato l’unica alternativa praticabile per chi non vuole rinunciare alla consegna.
Il problema è che i costi sono esplosi. Secondo i dati di Freightos, la tariffa media dall’Europa all’Asia occidentale ha raggiunto 2,96 dollari al chilogrammo, circa due terzi in più rispetto ai livelli precedenti al conflitto. Trasportare un’automobile per via aerea rimane comunque un’operazione complessa e costosa in misura non paragonabile alle merci standard.
Le strategie variano da marchio a marchio. Bentley evade gli ordini attingendo agli stock già presenti nella regione, senza spedire nuove unità dall’Europa. Rolls-Royce, più vaga, parla di collaborazione con partner logistici senza scendere nei dettagli. Il suo CEO Chris Brownridge ribadisce che l’Asia occidentale rimane un mercato chiave, il che è vero, anche se i numeri assoluti di Cina e Stati Uniti sono ben superiori. Per Ferrari, le opzioni di personalizzazione valgono circa un quinto del fatturato automobilistico. Quindi, in soldoni, non è una nicchia, è una voce di bilancio seria.
Il Gruppo Volkswagen ha già messo in guardia gli investitori. Le tensioni nella regione rischiano di pesare sulle vendite di Porsche, Lamborghini e Audi. Alcune nuove prenotazioni si sono già rallentate. Un costruttore europeo di lusso ha congelato i piani di espansione della rete di concessionarie in Arabia Saudita e segnala meno movimento negli showroom di Abu Dhabi.
Il tempismo è pessimo. Il mercato globale delle auto di lusso affronta dazi americani in crescita, domanda cinese in calo e ora una rotta mediorientale compromessa. Il Golfo Persico era la valvola di compensazione. Adesso è il problema.

Se le interruzioni dovessero prolungarsi, alcuni veicoli destinati all’Asia occidentale potrebbero essere dirottati verso il Giappone. Un piano B che dice molto su quanto le case automobilistiche stiano già ragionando in termini di scenari peggiori.
