Si avvicina una data destinata a pesare sul portafoglio degli automobilisti: il 22 maggio 2026. Quel giorno, salvo nuove decisioni dell’esecutivo, terminerà il taglio straordinario delle accise sui carburanti varato dal governo Meloni per contenere il caro-pieno.
Dal 22 maggio il taglio delle accise potrebbe fermarsi: benzina e diesel rischiano nuovi aumenti
L’ultima proroga, entrata in vigore il 1° maggio, ha esteso la misura per circa tre settimane. In questa fase il governo ha scelto di intervenire soprattutto sul gasolio, carburante centrale per autotrasporto e attività produttive, mantenendo un taglio di circa 24 centesimi al litro sul diesel. Più contenuto, invece, l’intervento sulla benzina, con l’effetto di avvicinare i due listini.
Oggi benzina e gasolio viaggiano su livelli molto simili, intorno a 1,94-1,95 euro al litro. Ma cosa potrebbe accadere se il taglio delle accise non venisse confermato? L’effetto sarebbe immediato sui prezzi alla pompa. Il gasolio potrebbe avvicinarsi a quota 2,20 euro al litro, mentre la benzina rischierebbe un aumento più contenuto, nell’ordine di circa 5 centesimi, sfiorando comunque la soglia dei 2 euro.
La decisione finale arriverà nelle prossime ore. Venerdì 22 maggio è infatti previsto un Consiglio dei ministri, preceduto da un confronto tra i vertici dell’esecutivo e le imprese dell’autotrasporto. Sul tavolo c’è la possibilità di una nuova proroga, magari per altri 14 o 21 giorni, ma al momento non ci sono certezze.
A preoccupare consumatori e imprese è anche il contesto internazionale. Le tensioni in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz hanno già contribuito a far salire i prezzi, aggravando una situazione che da quasi tre mesi pesa sui bilanci familiari.

Senza un nuovo intervento, il ritorno del pieno sopra i 2 euro al litro potrebbe diventare realtà. Una prospettiva che riapre il dibattito sul costo strutturale dei carburanti in Italia e sull’impatto delle accise nella vita quotidiana di milioni di cittadini.
