Nella metà degli anni Cinquanta l’Italia correva verso un sogno fatto di lavoro, progresso, benessere. Mentre milioni di persone si spostavano dal Sud verso il triangolo industriale Milano-Genova-Torino, le città cambiavano volto. Il Capoluogo piemontese, ad esempio, passava dai circa 700 mila residenti del 1950 a quasi un milione nel 1960. In questo fermento fatto di cemento e grandi fabbriche come la storica Fiat di Mirafiori, la gente aveva una fame disperata di mobilità.
Se nel 1956 le immatricolazioni di auto nuove erano circa 202 mila, dieci anni dopo avrebbero sfondato il muro del milione. Al centro di questo miracolo c’era la Fiat con la sua 600, presentata a Ginevra nel 1955 per mandare in pensione la ormai datata Topolino.

Frutto del genio di Dante Giacosa, la 600 era un miracolo di packaging. Lunga appena 3,20 metri ma spaziosa per quattro persone, grazie alla meccanica tutta al retrotreno. Il suo motore 4 cilindri da 633 cc sputava inizialmente 21,5 CV, sufficienti a farne un successo planetario pagato a suon di cambiali.
La vera sorpresa arrivò il 4 gennaio 1956 a Bruxelles con la Fiat 600 Multipla. Definirla “avanguardia” è poco: era la madre di tutte le monovolume. Con un muso piatto che metteva i passeggeri anteriori a tu per tu con l’asfalto e una coda spiovente, la Multipla offriva fino a sei posti o due cuccette “comode” abbattendo i sedili.

Giacosa ebbe l’idea rivoluzionaria di spostare l’abitacolo in avanti, fregandosene dell’aerodinamica per privilegiare la praticità di chi con l’auto lavorava. Tassisti e artigiani si innamorarono dei suoi strapuntini ripiegabili e della capacità di carico da 400 kg.
Meccanicamente simile alla berlina, la Fiat 600 Multipla vantava però sospensioni anteriori riviste e un prezzo di 730 mila lire, un bel salto rispetto alle 590 mila della versione standard. Non fu un successo, e d’altronde la linea all’epoca “sconcertava” i passanti, ma ad oggi è una vera chicca da collezione. Se nel 1967 cedette il passo alla 850 Familiare con 243 mila unità prodotte, oggi nel mercato delle auto storiche è una vera regina che può arrivare anche oltre i 25 mila euro. Niente male per un’auto che faceva fatica a superare i 90 km/h.
