La Porsche 718 elettrica rischia di diventare il più costoso fantasma della storia automobilistica moderna. Anni di sviluppo, investimenti colossali e una promessa che si sfilaccia lentamente davanti agli occhi di tutti. La 718 Cayman Electric e la 718 Boxster Electric erano il futuro di uno dei simboli più iconici della Casa, ma il futuro, come spesso accade in questi tempi incerti, si sta ritirando prima ancora di arrivare.
Il problema è iniziato presto. Il piano originale prevedeva una gamma esclusivamente elettrica, ma la dinamica di guida non ha convinto. Non era “abbastanza Porsche”, ha deciso l’azienda, e allora si sono buttati altri milioni nel concerto di aggiustamenti. Un lusso che poche case possono permettersi.

Entra in scena Michael Leiters, nuovo CEO di Porsche, arrivato dal mondo di McLaren l’1 gennaio. Con lui arriva anche la tentazione di tagliare il cordone ombelicale con un progetto che drena risorse senza restituirle. I ritardi sono stati troppi, i costi costantemente lievitati, e Bloomberg riporta che Porsche vorrebbe ora esplorare (forse quasi esclusivamente) una variante plug-in ibrida. Altri soldi, altri ritardi, e il concreto rischio che, quando la 718 elettrica arrivi finalmente sul mercato, sia già “superata”.
Ma non tutto è perduto. Nel quadro più realistico, la nuova generazione della Porsche 718 potrebbe presentarsi con motori a combustione interna elettrificati. Alcuni media sostengono che podrebbe essere un motore boxer biturbo da 3,6 litri con assistenza elettrica, lo stesso utilizzato nella 911 GTS, con 532 CV e 610 Nm di coppia. Numeri che parlano da soli. Un compromesso che soddisferebbe le normative sulle emissioni europee e, soprattutto, quella fame di grinta che definisce ogni Porsche.

Porsche potrebbe essere vicinissima a completare la versione con motore termico, mentre quella elettrica sembra ormai spacciata. Un’ironia che, in un’industria che predica la transizione verde come dogma, vale almeno un momento di silenzio.
