Il Gruppo Volkswagen sembra trovarsi davanti all’imbarazzo, si potrebbe dire, da riunione di famiglia. Cosa fare con la vecchia cara Seat quando il 2030 busserà alla porta? Mentre il marchio gemello Cupra continua a correre, collezionando successi e margini di profitto da capogiro, per la storica casa di Martorell il futuro appare avvolto nella nebbia.
Thomas Schäfer, CEO di Volkswagen, ha recentemente ribadito che il marchio non sparirà, ma il concetto di “restare in vita” sembra essere diventato piuttosto relativo nel nuovo ordine dell’elettrificazione.

Al momento, la strategia è quella della sopravvivenza dignitosa. I modelli pilastro come la Seat Ibiza, la Seat Arona e la Leon riceveranno aggiornamenti tecnici e restyling mirati per traghettare il brand fino alla fine del decennio.
Il vero nodo gordiano riguarda il posizionamento post-2030. Con Cupra che ha ormai occupato stabilmente il segmento del “cool e redditizio”, Seat rischia di scivolare verso un ruolo di fornitore di soluzioni di mobilità urbana. In pratica, meno auto tradizionali e più micro-mobilità, scooter elettrici e forse quei quadricicli leggeri che tanto piacciono ai centri storici congestionati.
Esiste però una piccola speranza legata all’elettrico di massa. Il Gruppo Volkswagen sta valutando se affidare a Seat la gestione di una gamma di veicoli elettrici low-cost, posizionati sotto la soglia dei 20.000 euro, per contrastare l’avanzata dei competitor asiatici.
Sarebbe un ritorno alle origini per Seat: democratizzare l’auto per chi non può (o non vuole) spendere una fortuna per una Cupra. Tuttavia, la decisione finale sembra essere continuamente posticipata, lasciando Martorell in un limbo dove l’unica certezza è la dipendenza dalle scelte strategiche di Wolfsburg.

Se il 2030 segnerà la fine del motore a combustione, Seat dovrà decidere se diventare il braccio armato della mobilità economica o trasformarsi definitivamente in un brand di lifestyle urbano, lasciando le autostrade alla sorella più aggressiva e fortunata.
