La Corte Costituzionale ha dovuto fare quello che recentmente sembra fare più spesso, ovvero salvare una legge dal suo stesso creatore. Con la sentenza numero 10 del 2026, la Consulta ha dichiarato legittimo l’articolo 187 del Codice della Strada, quello chiacchieratissimo sulla guida sotto effetto di sostanze stupefacenti, fortemente voluto dal Ministro Matteo Salvini, ma solo dopo averlo ripulito dalle derive più irragionevoli. Dunque, la norma resta, ma con il manuale d’istruzioni allegato.
Il cambiamento introdotto a fine 2024 era stato radicale e, francamente, imbarazzante dal punto di vista scientifico. Prima bisognava dimostrare che l’autista fosse effettivamente alterato psico-fisicamente. Con la modifica, però bastava la sola assunzione, senza nemmeno dover provare l’alterazione. Il risultato? Potevano finire multati pazienti che usano cannabis terapeutica, chi assume farmaci prescritti o chiunque avesse tracce di sostanze assunte anche molti giorni prima, quando magari il pericolo concreto era pari a zero.

La Consulta ha dovuto chiarire l’ovvio. Non si potrà sanzionare chi ha solo “tracce minime” nel sangue o nelle urine. La quantità di sostanza rilevata deve essere sufficiente a creare un pericolo reale in strada, basandosi sulle conoscenze scientifiche attuali e considerando l’alterazione di un assuntore medio. Servono prove, non una caccia alle streghe.
La sentenza arriva dopo appelli dei tribunali di Macerata, Siena e Pordenone e interventi di associazioni come l’Unione delle camere penali italiane e l’Associazione italiana dei professori di diritto penale. Evidentemente, quando mezzo sistema giudiziario ti chiede se hai pensato alle conseguenze, forse qualche dubbio poteva venire anche prima.

In definitiva, il requisito dell’alterazione psico-fisica resta cancellato dal testo, ma viene sostituito da un criterio oggettivo di pericolosità, limitando l’applicazione della norma. La legge resta in vigore, ma con un equilibrio che cerca di tutelare la sicurezza stradale senza penalizzare chi non rappresenta un rischio concreto. La Consulta, ancora una volta, ha dovuto spiegare che le norme servono a proteggere le persone, non a dare soddisfazioni elettorali.
