Per anni Fiat ha guardato (e continua a guardare) Dacia godersi il successo, mentre a Torino si cercava di capire come mai vendere utilitarie a prezzi, oggettivamente, diventati insostenibili per molti lavoratori non funzionasse più. Olivier François, l’uomo al comando del marchio, lo ha recentemente ammesso al Salone di Bruxelles. Fiat avrebbe tradito la sua essenza.
Tra la presentazione della Tris e una nuova reincarnazione del versatile Qubo, è emersa la dura verità: il marchio si è allontanato dall’offrire auto semplici, popolari e, soprattutto, accessibili. I numeri del 2025 sono un bollettino di guerra, con un calo delle vendite del 58%, escludendo fortunatamente i mercati sudamericani che tengono ancora a galla la baracca.

Forse, aver pensato che una Fiat 600 elettrica a più di 30.000 euro fosse un’idea percorribile, ha gettato ombra sull’immagine del marchio come “popolare” e, come dicono tutti di questi tempi, democratico. Per evitare un disastro di portata incalcolabile, a Torino hanno dovuto ripiegare in fretta e furia sulle versioni ibride, perché il “prezzo elevato” stava portando il marchio dritto contro un muro. Persino la nuova 500, pur efficiente, ha dimenticato di essere il modello economico che ricordavamo a metà anni Duemila.

La redenzione avrebbe dunque un prezzo magico: 15.000 euro. Questo è l’obiettivo quasi mitologico che Fiat vuole raggiungere per tornare alle origini. La prescelta per questa missione, secondo le previsioni più accreditate, dovrebbe essere la prossima generazione della Pandina. Riuscirà la city car iconica a tornare ad essere il super successo di un tempo?
L’attuale modello, tecnicamente obsoleto e destinato alla pensione entro pochi anni, per via delle nuove normative di sicurezza, resta l’unico baluardo della filosofia “poca spesa, molta resa”. Il futuro si chiama piattaforma STLA City, quasi uno spin-off della STLA Small sviluppato appositamente per le piccole di segmento A.
Vedremo dunque un’altra Panda, rigorosamente ibrida, ma senza denominazioni che la “allargano” presentandola, e soprattutto senza i fronzoli tecnologici che hanno gonfiato i listini. L’idea sembrerebbe quella di offrire un motore essenziale da circa 80 CV, rispettando emissioni e sicurezza, ma bloccando il prezzo entro la soglia dei 15.000 euro.
Sembra un’impresa, ma forse, nel corso di pochi anni, la “disperazione” potrebbe essere esattamente quell’ingrediente che richiederà davvero di scendere a piani umani per i prezzi di una Fiat. Marchio, un tempo, sinonimo di auto per tutti gli italiani.
