Olivier François, l’amministratore delegato di Fiat, ha lanciato una provocazione che suona molto come un richiamo alla guida d’altri tempi. Il numero uno di Fiat, infatti, limiterebbe “con piacere” la velocità massima delle auto urbane a circa 120 km/h. Un po’ come andare indietro di tanto (ma tanto tempo).
Il motivo sarebbe anche semplice. Fare di tutto pur di evitare che si finisca per rimpinzare modelli come 500, Pandina e Grande Panda di tecnologie di sicurezza costosissime e, a suo dire, superflue per chi vive nel traffico cittadino.

Secondo François, gran parte dell’attuale dotazione ADAS imposta dalle normative UE è stata progettata per scenari ad alta velocità, risultando un po’ “assurda” e inadeguata per veicoli nati, sostanzialmente, per il tragitto casa-lavoro. Questa corsa all’hardware, tra sensori, telecamere e riconoscimento dei segnali, ha contribuito a far impennare il prezzo medio di una city car del 60% negli ultimi sei anni.
“Non credo che le auto urbane del 2018 fossero estremamente pericolose”, ha commentato l’Ad, faticando a giustificare l’obbligo di installare sistemi che gonfiano il listino senza un reale beneficio per il consumatore medio (cittadino, di fatto) e giovane.
La soluzione proposta da Fiat risulta quasi poetica, ma molto diffisile. Se il limite legale medio in Europa è di 118 km/h, perché costruire auto che vanno oltre, costringendo i produttori a inserire sistemi di sicurezza tarati per le alte velocità? Limitare la velocità massima sarebbe una risposta decisamente più economica. Non sarebbe nemmeno un sacrificio enorme, considerando che nessuno di questi modelli raggiunge ufficialmente i 160 km/h e che la Grande Panda elettrica, per esempio, è già limitata a 130 km/h.

François ha accolto con favore l’idea della una nuova categoria UE denominata “M1E” per le auto di piccole dimensioni, un segnale che anche a Bruxelles qualcuno sta capendo che le norme di sicurezza universali sono diventate insostenibili per il segmento A. L’obiettivo resta quello di difendere l’auto come bene accessibile, evitando che una Fiat Panda diventi un concentrato di microchip dorati “capace” di raggiungere velocità che, paradossalmente, nessuno dovrebbe mai raggiungere.
