Nel 1998, mentre nelle concessionarie Fiat arrivava una monovolume destinata a dividere l’opinione pubblica come poche altre automobili della storia, pochi sapevano che quella vettura era l’erede di un percorso progettuale iniziato almeno un decennio prima. La Fiat Multipla non è nata per caso, né per una scommessa estetica andata storta: è la sintesi di una visione precisa sulla mobilità urbana, sviluppata in un’epoca in cui il traffico nelle città stava diventando un problema strutturale senza soluzioni ovvie.
Costruita sulla piattaforma di Bravo e Brava, la Multipla riuscì a fare qualcosa di tecnicamente notevole, ovvero ospitare sei persone, due file da tre posti, in un ingombro da utilitaria. La gamma motorizzazioni andava dal benzina aspirato da 103 CV fino al turbodiesel da 105 CV, con una reattività alla guida che sorprendeva chi si aspettava il passo lento di un furgoncino.

Tutto questo venne sistematicamente ignorato da chi preferiva fermarsi alla carrozzeria, liquidando con un’alzata di sopracciglio uno dei progetti più coraggiosi dell’industria italiana del decennio.
Eppure, la vera storia comincia prima. Nei primi anni Novanta, sotto la direzione di Chris Bangle al centro stile Fiat, il tema era già chiaro. Si doveva ripensare la città a partire dall’automobile. Non era un esercizio accademico. La Fiat aveva già esplorato questo territorio negli anni Settanta con la X1/23 e la 126 Vettura Urbana, microcar elettriche con porte scorrevoli e un’audacia formale che oggi verrebbe chiamata “design radicale”.
Il filo si riannodò nei Novanta con il prototipo Downtown. Telaio in alluminio, 700 kg di peso totale, due motori elettrici per 9,5 CV complessivi, autonomia dichiarata di 300 km con una ricarica da otto ore. Navigatore integrato, climatizzatore, porte scorrevoli. Nel 1992.

Il Downtown non andò mai in produzione. Rimase un prototipo, affascinante, visionario, e inevitabilmente dimenticato con la velocità con cui l’industria automotive tende a seppellire le idee migliori.

Cinque anni dopo, però, quel principio cardine riemerse nella Multipla. Con risultati che, a distanza di quasi trent’anni, continuano a far discutere. Segno che quando un’auto genera ancora opinioni, forse non era poi così sbagliata.
