A febbraio 2026 ha superato le 5.000 unità vendute nel nostro Paese. Una quota del 6% nel segmento privati. La Leapmotor T03 non è un’anomalia statistica ma è il segnale più chiaro di dove stia andando il mercato dell’auto elettrica in Italia. Eppure, secondo la logica dell’Industrial Accelerator Act, quello che mette i paletti al Made in Europe, questo modello non merita incentivi. Benvenuti nel paradosso europeo.

La nuova normativa che la Commissione europea ha messo sul tavolo stabilisce tre criteri precisi per accedere ai contributi pubblici UE. Almeno il 70% dei componenti deve essere prodotto entro i confini dell’Unione, le celle e gli elementi critici delle batterie devono provenire da fornitori comunitari, e almeno il 50% del powertrain deve essere assemblato in Europa. Una filiera corta, sovrana, blindata.
La strategia industriale ha una sua logica, certo, ridurre la dipendenza da mercati esterni, creare occupazione, rafforzare la catena del valore Made in Europe, ma nella pratica rischia di fare fuori proprio i modelli che i consumatori scelgono ogni giorno.
La T03 viene assemblata nello stabilimento Stellantis di Tychy dal giugno 2024. Non basta. La presenza fisica sul territorio europeo non è più sufficiente: serve che l’intera filiera, dalla chimica delle batterie all’assemblaggio finale, sia radicata in Europa. Con questa logica escono dal perimetro degli incentivi UE anche la Tesla Model 3 e la Kia EV3, tre modelli che insieme rappresentano una fetta significativa delle immatricolazioni elettriche nel continente.

Il problema non è la visione. Costruire una sovranità tecnologica europea sull’elettrico è un obiettivo legittimo, persino necessario. Il problema sono i tempi e i costi: riconfigurare le supply chain, localizzare la produzione di batterie europee, reperire materie prime critiche sul territorio comunitario richiede investimenti ingenti e un coordinamento politico che non si improvvisa in una legislatura. Nel frattempo, il consumatore paga.
In Italia il dibattito è particolarmente acceso, perché la domanda di mobilità elettrica si regge proprio su modelli accessibili come la T03. Escluderli dagli incentivi sul Made in Europe non accelera la transizione: la filtra. La seleziona in base a criteri produttivi invece che ambientali.
Nei prossimi mesi il Parlamento europeo e il Consiglio dovranno decidere se l’Industrial Accelerator Act è davvero uno strumento di politica industriale o soltanto un modo elegante per tenere fuori chi ha vinto la partita del mercato.
