Nell’ultimo episodio di Clarkson’s Farm 5, una scena cambia il senso di tutto quello che si è visto finora. Jeremy Clarkson, 66 anni di cui molti passati a raccontare divinamente centinaia di auto, si siede davanti a Kaleb Cooper e Charlie Ireland e pronuncia tre parole che nessuno, nemmeno lui, si aspettava di dire così presto: “Ho il cancro”.

La diagnosi, comunicata la scorsa estate, parla di una forma aggressiva di tumore alla prostata. Cooper scoppia in lacrime in diretta, Clarkson risponde con la flemma che lo ha reso celebre: “Non ne ero entusiasta neanche io”. Dietro la battuta, chiaramente, c’è una notizia seria, e l’ex volto di Top Gear e The Grand Tour non la nasconde: il 10% della prostata è stato asportato, proprio la zona dove si era sviluppato il male. La diagnosi precoce, dice lui stesso, ha fatto la differenza tra una cura e un epilogo decisamente più amaro.
Non è un capitolo isolato. Clarkson chiude la stagione in un letto d’ospedale, lo stesso scenario con cui l’aveva aperta, questa volta per una terapia che sembra non aver dato i risultati sperati. Il riferimento è al problema cardiaco datato ottobre 2024: dolore al petto, formicolio al braccio, arterie coronarie ostruite, angioplastica d’urgenza. Non un infarto, ma poco ci manca, a sentire lui: “La morte dovrà aspettare. Ci è andata dannatamente vicina, però”.

Il messaggio ai fan, lasciato in chiusura di stagione, suona più come un addio che come un classico saluto da finale di serie. Si rivedranno per la sesta stagione solo “se tutto questo avrà successo”. La produzione, intanto, dovrebbe fermarsi per permettergli di recuperare.
Clarkson, da mesi, fa anche da megafono per la prevenzione, invitando gli uomini a sottoporsi ai controlli prostatici. Un appello che si scontra però con la linea del governo britannico, che a inizio mese ha respinto la proposta di uno screening mirato, preferendo limitare i test a poche migliaia di pazienti considerati a rischio. Un caso che, ironia della sorte, sta diventando il miglior spot di sensibilizzazione che la sanità pubblica non è riuscita a produrre con i propri mezzi.
