Maserati Grecale, dopo il test Jeremy Clarkson non vuole più mollarla

Jeremy Clarkson mette alla prova la Maserati Grecale: tra critiche feroci all’estetica anonima e amore viscerale per il V6 da 523 CV.
Maserati Grecale Maserati Grecale

Se c’è una cosa che Jeremy Clarkson non ha mai sopportato è la noia travestita da lusso, lo sappiamo, lo abbiamo visto in anni e anni di critica automobilistica spudorata e schietta. Eppure, il vecchio volpone inglese è tornato a ruggire sul Times, mettendo nel mirino la Maserati Grecale. Lo ha fatto a modo suo, partendo aggressivo per poi finire in un abbraccio.

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Maserati Grecale

Il punto di partenza è il contatto con un marchio che dovrebbe trasudare esclusività. Clarkson ammette candidamente di non essersi accorto che la Grecale esistesse, nonostante sia nei listini da tre anni. Per il giornalista ex Top Gear, il SUV prodotto a Cassino sulla piattaforma Giorgio Evo, quella che forse vedremo sulle Alfa Romeo Giulia e Stelvio del 2028, soffre di una “sindrome da anonimato”. Troppo simile alla massa.

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Le stoccate non finiscono qui. Clarkson, con la sua consueta attitudine da rompiscatole, punta il dito contro la logica dei contabili di Stellantis. Le maniglie condivise con la Fiat 500 sono un pugno nell’occhio per chi cerca il prestigio del Tridente. E perché non usare il V6 dell’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio invece di arrovellarsi su altre soluzioni?

Maserati Grecale

Ma poi, accade il miracolo. Basta premere il pulsante di accensione del V6 turbo da 523 cavalli, potenza vera, senza elettrificazione, e il giudizio cambia radicalmente. Su strada, la Maserati Grecale smette di essere un dubbio e diventa una sicura macchina da guerra del comfort. Clarkson la paragona addirittura a una Rolls-Royce per la capacità di digerire le buche e per un’insonorizzazione che isola dal mondo, lasciando filtrare solo il ringhio giusto dello scarico quando si decide di fare sul serio.

Il colpo di fulmine definitivo, però, arriva con la tecnologia. La Grecale permette di disattivare gli ADAS con una facilità disarmante, senza dover ripetere l’operazione a ogni riavvio. Per Clarkson, è la vittoria del buonsenso sulla burocrazia elettronica.

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Alla fine, quindi, l’anima italiana vince ancora una volta. La Grecale non sarà perfetta, ma ha quella capacità tutta nostra di farti dimenticare i difetti non appena la lancetta del contagiri si muove rapidamente in alto.