Sei anni di rally, sei titoli costruttori, quattro campionati piloti. La Lancia Delta Evo (la HF Integrale Evoluzione) non è stata un’auto, è stata un’epoca. Carlo Indelicato, designer indipendente, ha pubblicato su LinkedIn la propria visione di come potrebbe apparire oggi una nuova Delta Evoluzione.

Si tratta di un render, non un progetto ufficiale, non un prototipo. Solo un’idea, ma un’idea che in poche ore ha acceso una discussione che il marchio torinese non riesce più a generare con le sue novità.
Passaruota larghi, alettone posteriore imponente, frontale basso e aggressivo. I fari sottili e le superfici tagliate aggiornano la forma senza tradire la sostanza. Il “Deltone” originale è lì, riconoscibile, ma riletto con un vocabolario contemporaneo.

Il contesto storico che giustifica tanto entusiasmo è noto, ma vale la pena ricordarlo. Tra il 1987 e il 1992 la famiglia Delta HF conquistò sei titoli mondiali costruttori consecutivi nei rally. Si trattò di un vero e proprio dominio che non ha eguali nella storia delle competizioni turismo. Da allora, il nome Delta è diventato qualcosa di più di un modello: una promessa, un parametro di riferimento emotivo per chiunque si occupi di automobili italiane.
Il problema è che quella promessa, sul piano industriale, si sta complicando. Il precedente piano Lancia prevedeva il ritorno della Delta nel 2028 in versione completamente elettrica. Poi è arrivato il nuovo piano FaSTLAne 2030 di Stellantis, con una riallocazione delle priorità che penalizza i marchi minori.
Lancia è stata “riposizionata” come brand sotto la gestione Fiat, cedendo buona parte dell’autonomia strategica che le era stata assegnata. Fiat, Jeep, Ram e Peugeot assorbono la quota principale degli investimenti. La Delta, in questo schema, galleggia in uno spazio indefinito e quasi certamente è finita nel dimenticatoio tra i nuovi progetti Lancia.
Indelicato non anticipa nulla di reale. Lo sa, e probabilmente lo sapevano anche i migliaia di appassionati che hanno commentato e condiviso. Eppure il render funziona proprio perché riempie un vuoto che Lancia, per ora, non ha intenzione di colmare.
