Sembrerà sorprendente, ma l’Italia, il Paese dove l’auto elettrica è vista decisamente con sospetto rispetto, sarebbe in realtà tra le eccellenze mondiali nell’infrastruttura di ricarica. Detta così potrebbe persino mettere entusiasmo, ma le cose non stanno come sembra in fatto di colonnine.
Stando all’ultimo rapporto Benchmark Mineral Intelligence aggiornato al terzo trimestre del 2025, l’Italia risulta il terzo Paese al mondo per densità di punti di ricarica pubblici. Con una media di una colonnina ogni dieci auto elettriche, guardiamo dall’alto verso il basso quasi tutta l’Europa, posizionandoci dietro soltanto al paradiso elettrico dell’Olanda, che ha una colonnina ogni 5 auto, e al colosso cinese, con una ogni 9.

Non dobbiamo parlare solo la quantità, ma anche di qualità. In Italia, ben il 26% delle colonnine di ricarica eroga una potenza superiore ai 22 kW. Per intenderci, i campioni olandesi hanno un’infrastruttura che per il 97% è più lenta, con appena il 3% di punti fast. L’Italia è al top in Europa anche per la velocità, superati solo dalla Spagna (31%), mentre lasciamo indietro giganti come la Germania, ferma al 25%, e il Regno Unito, che si ferma al 20%.
Ovviamente, per leggere correttamente i numeri va considerata soprattutto la scarsa diffusione dei veicoli elettrici in Italia. Poche auto, “tante” colonnine necessarie, almeno in proporzione. Certo, c’è dove caricare un’auto elettrica al momento, lo abbiamo chiarito, ma non è garantito che alla crescita del numero di elettriche sia garantito il proliferare di colonnine. In Svezia una colonnina deve servire 15 auto, in Germania 19 e nel Regno Unito ben 26. Sulla carta, basandoci sul 2025, abbiamo un’infrastruttura di ricarica da fare invidia ai mercati più evoluti.

La statistica, come si sarà compreso, è un’arte sottile. Un punto di ricarica ogni dieci auto significa, però, in teoria, un’attesa potenziale di quattro ore e mezza per ogni utente. Un tempo che si dimezzerebbe, sempre ipoteticamente, se consideriamo che non tutti ricaricano nello stesso momento.
Andando oltre i freddi numeri, nella realtà, bisogna anche sperare che la colonnina sia attiva e, soprattutto, che non sia stata trasformata in un parcheggio da qualche veicolo termico. Se poi dobbiamo parlare della concentrazione delle colonnine nello Stivale (circa il 70% si trova in 5 città tra centro e nord), andiamo a toccare tutta un’altra storia in cui mezza Italia resta con la spina in mano.
