Mentre a Goodwood l’aristocrazia dei motori sogna ancora con l’odore di benzina e lo stridore degli pneumatici sulla salita più famosa del mondo, MG ha deciso di portare in scena (appunto, il prossimo luglio) un bel giocattolino nuovo. Non una macchina da guidare subito, sia chiaro, ma un’idea. Si tratta della MG 2, o almeno questo è il nome che circola nei corridoi, e dovrebbe essere la risposta “popolare” alle batterie costose.
Per vederla davvero su strada dovremo aspettare la fine del 2027. In un mercato che corre a velocità folle, tre anni di attesa sono un’eternità geologica, ma William Wang e i vertici di SAIC (proprietaria di MG) sembrano convinti che il piatto, anche se freddissimo, sarà ancora appetitoso.

L’obiettivo è infilarsi in quel ring dove già si scambiano colpi la Renault 5 elettrica, la BYD Dolphin e la futura Volkswagen ID Polo. La MG 2 vuole essere l’utilitaria elettrica per chi non ha intenzione di accendere un mutuo per andare a fare la spesa, posizionandosi (almeno un bel po’) sotto la soglia dei 27.000 euro della sorella maggiore MG 4 Urban.
Tecnicamente, la carne al fuoco non manca. Si parla di una piattaforma E3 e, soprattutto, di batterie allo stato semi-solido. Un elettrolita in gel che promette di risolvere il grande dramma delle auto a batteria, il freddo. Se funzionasse, sarebbe la fine dell’ansia da prestazione invernale, ma per ora resta un’ambizione tecnologica sospesa tra il laboratorio e la catena di montaggio.
Il design sarà curato nel Regno Unito, un modo per dare una passata di vernice europea a un cuore profondamente cinese e solleticare l’orgoglio dei mercati mediterranei, Italia in testa.
Dietro lo stile si nasconde la geopolitica. Con lo spettro dei dazi sulle auto prodotte in Cina che aleggia sopra le navi cargo, il gruppo SAIC sta già facendo i conti: l’unica via per sopravvivere alla guerra commerciale sarà costruire uno stabilimento nel Vecchio Continente proprio entro quel fatidico 2027. Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, MG ci regala anche qualche perla di marketing involontario, come il SUV S9 PHEV apparso in anteprima nei crash test Euro NCAP prima ancora di essere presentato.

A Goodwood, tra un brindisi e l’altro, vedremo chi avrà il coraggio di chiedere se tre anni di attesa non siano troppi per una promessa elettrica che oggi sembra una scommessa al buio.
