Mar Rosso blindato: non si parla abbastanza dei danni incalcolabili che vedremo

La crisi nello Stretto di Hormuz nel Mar Rossoe: Maersk sospende le spedizioni nel Golfo e la filiera automotive europea inizia a vacillare.
mar rosso hormuz mar rosso hormuz

Lo Stretto di Hormuz è praticamente il rubinetto del mondo, e qualcuno sta minacciando di chiuderlo. Attraverso quei 54 chilometri di acqua passa il 20% del greggio mondiale, insieme a decine di migliaia di container che muovono componenti industriali, ricambi auto, materie plastiche, metalli, prodotti chimici. Quando quel rubinetto nel Mar Rosso si inceppa, le conseguenze non restano confinate al Golfo Persico.

Advertisement

Maersk, il colosso danese della logistica globale, presente in oltre 130 paesi, colonna vertebrale di intere catene di approvvigionamento (chi non ha mai visto dal vivo o in foto quel nome gigante campeggiare su una chiatta), ha deciso di sospendere a tempo indeterminato le prenotazioni di merci da e verso i paesi del Golfo.

maersk nel mar rosso hormuz
Advertisement

Emirati Arabi Uniti, Oman, Iraq, Kuwait, Giordania, Qatar, Bahrein, Arabia Saudita: fuori dalla lista delle destinazioni operative. Il motivo è scritto nero su bianco nella comunicazione interna ai clienti: proteggere merci, navi, container e personale. La situazione è abbastanza seria da non rischiare.

Nel blocco sul fronte del Mar Rosso rientrano i container refrigerati, quelli che trasportano alimenti e medicinali deperibili, ma anche i carichi classificati come pericolosi: prodotti chimici industriali, componenti per batterie, materie plastiche e metalli. Esattamente le materie prime che alimentano le linee di produzione auto europea. Non è un dettaglio marginale. È il punto in cui una crisi geopolitica smette di essere uno scenario da telegiornale e diventa un problema concreto per chi produce auto, per chi le vende e, alla fine, per chi le compra.

nave nel mar rosso hormuz

Le conseguenze sulla filiera sono già in moto. Ritardi nelle forniture, pressione sui costi di trasporto, tempi di produzione allungati. A questi si aggiunge l’effetto benzina, con i prezzi alla pompa in salita sull’onda delle tensioni petrolifere. Il risultato è una pressione su più fronti simultanei che i costruttori faticano ad assorbire senza scaricarla a valle.

Advertisement

Le auto costano già troppo, lo sappiamo. Che ci si metta anche Hormuz è l’ultima cosa di cui il mercato aveva bisogno.