La Lancia Gamma è stata presentata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Evidentemente, non siamo in una concessionaria. Il messaggio era già tutto lì, prima ancora che qualcuno aprisse bocca.
Il nuovo crossover del marchio nasce con un pedigree geografico curato al millimetro: design sviluppato a Torino, nel Centro Stile diretto da Gianni Colonello, produzione e industrializzazione affidate a Melfi, una trentina di fornitori italiani coinvolti nel progetto. Stellantis ha costruito attorno alla Gamma una narrativa industrial-patriottica che farebbe invidia a un manifesto elettorale.

Antonella Bruno, Managing Director di Stellantis Italia, ha parlato di un progetto che parte dal Piemonte e arriva in Basilicata. Insomma, la Gamma non è solo un’auto, è una bandiera piantata su un segmento, quello dei SUV medi, che in Europa pesa moltissimo. Lancia torna a giocare dove il mercato è affollato, competitivo, spietato, il tutto mentre festeggia 120 anni di storia.
Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe di Stellantis, ha offerto durante l’evento una panoramica sugli stabilimenti italiani. Melfi cresce, perché oltre alla Gamma ospita già la nuova Jeep Compass e le DS N°7 e N°8, ed entro fine 2027 dovrebbe arrivare anche un nuovo modello Alfa Romeo sulla piattaforma STLA Medium.

Pomigliano dovrà aspettare fino al 2028 per la piattaforma E-Car e i tre modelli previsti. Ad Atessa giungeranno investimenti sui commerciali dal 2029. Mirafiori, intanto, continua a dipendere quasi esclusivamente dalla Fiat 500, elettrica e ibrida, in attesa che i piani annunciati prendano forma concreta.
Sul fronte degli incentivi, Stellantis ha ribadito la richiesta al Governo: servono strumenti per spingere famiglie e piccole imprese a sostituire veicoli vecchi. Il parco circolante italiano è tra i più datati d’Europa, e senza una leva economica il rinnovo resta lento. Il Ministero ha già previsto circa 1,6 miliardi dal Fondo Automotive fino al 2030, con 300 milioni aggiuntivi attraverso i mini contratti di sviluppo. La Fiom-Cgil, però, non si accontenta.
Samuele Lodi e Ciro D’Alessio, voci del sindacato, puntano il dito sul problema strutturale: modelli di fascia medio-alta come la Gamma danno prospettiva agli stabilimenti, ma non garantiscono i volumi necessari per rimettere al lavoro tutti i dipendenti e sostenere l’indotto. La Fiom chiede produzioni per un pubblico più ampio, richiama l’obiettivo del milione di veicoli prodotti in Italia, e ricorda che un passo avanti non è mai abbastanza quando si parte da così indietro.
