Al Salone dell’Auto di Parigi 2026 potrebbe esserci un nome che vale più di qualsiasi altro annuncio: Citroën 2CV. Il condizionale, per ora, resta d’obbligo. Non è ancora chiaro se il marchio francese porterà in passerella un prototipo puro o qualcosa di più vicino alla produzione. Basta però pronunciare quelle poche lettere e quel numero per riaccendere un’attenzione che quasi nessuna campagna marketing avrebbe se costruita da zero.
La 2CV originale ha attraversato quarant’anni di storia europea su quattro ruote, dal 1949 al 1990, in oltre cinque milioni di esemplari. Era l’auto di chi non aveva molto ma voleva muoversi lo stesso: campagnoli, studenti, famiglie con pochi soldi e molte cose da fare. Pochi fronzoli, nessuna pretesa. Il segreto era tutto nella capacità di fare bene l’essenziale, accettando anche quello (tanto) che mancava.
Oggi Citroën sembra voler ripartire esattamente da lì, con un linguaggio diverso ma la stessa filosofia di fondo. La nuova 2CV dovrebbe essere elettrica, compatta, accessibile. Il teaser già circolato lascia intuire un’impostazione “retrò” dichiarata, pensata tanto per chi la 2CV storica ce l’ha ancora in garage quanto per chi cerca una piccola elettrica che non assomigli alle altre mille del segmento.

Il prezzo, però, è la variabile che può fare la differenza. L’obiettivo dichiarato si aggira attorno ai 15.000 euro, una cifra che la collocherebbe a metà strada tra l’Ami, l’esperimento urbano di Citroën, e la e-C3. A quel prezzo, la nuova 2CV entrerebbe direttamente in rotta di collisione con Dacia Spring, Hyundai Inster e Leapmotor T03. L’autonomia ipotizzata, circa 250 chilometri (vicina a quella maledetta Fiat 500 elettrica, con una differenza abissale di prezzo), e per l’uso urbano e i pendolari quotidiani è più che ragionevole.
Nel frattempo, i designer digitali hanno già fatto il loro lavoro. Andrei Avarvarii, noto sui social come avarvarii, ha elaborato una propria interpretazione della 2CV elettrica. Nulla di ufficiale, ma utile a misurare l’attesa.

Citroën si gioca una carta importante. Se memoria, semplicità e prezzo riusciranno davvero a coincidere, la nuova 2CV potrebbe diventare qualcosa di raro: una piccola elettrica seriamente popolare, nel senso più onesto del termine.
