Quarant’anni abbondanti di assenza e basta un render per rimettere tutto in discussione. Francesco Salvia, architetto con specializzazione in disegno industriale, ha reinterpretato la Fiat 126 in chiave contemporanea, e il risultato è uno di quei progetti che fanno un certo effetto. Dietro al tratto c’è qualcosa di più di una semplice esercitazione stilistica. C’è un ricordo d’infanzia, quello della 126 di suo padre. E si vede.

Il concept riprende i tratti più riconoscibili dell’utilitaria torinese del 1972 senza cadere nella trappola del vintage fine a se stesso. Le proporzioni rimandano all’originale, cofano anteriore cortissimo, apertura a conchiglia, doppia nervatura sulla fiancata, linea di coda inconfondibile, ma vengono adattate a standard dimensionali inevitabilmente più generosi.
Al frontale di questa 126, i gruppi ottici mantengono la forma rettangolare storica e la reinterpretano con una firma luminosa a LED, interrotta al centro dal logo Fiat illuminato.
Al posteriore Salvia si prende qualche libertà in più: i fari si avvicinano a quelli della nuova Fiat 500, costruendo un ponte visivo tra epoche diverse. Intelligente, invece, la piccola presa d’aria alla base del terzo montante, nella 126 originale raffreddava il motore posteriore, qui diventa un omaggio estetico che i puristi sapranno apprezzare.
Dentro, il salto è netto. L’abitacolo spartano dell’originale lascia il posto a soluzioni da city car moderna. Il quadro strumenti compatto dietro al volante è quasi l’unico filo diretto con la vettura storica.

Il concept si articola in tre declinazioni. La variante base arriva già con passaruota allargati e un’aria più cattiva del previsto. La versione Abarth alza ulteriormente il tiro: minigonne, alettone, diffusore con quattro scarichi, dettagli in carbonio, cerchi racing e interni con cuciture rosse trasformano la piccola torinese in qualcosa che Abarth stessa non si sognerebbe di produrre. Almeno per ora.

Chiude la variante Cross, con protezioni in plastica, fari supplementari, pneumatici off-road e portapacchi sul tetto, per chi vuole portare la 126 dove questa piccola utilitaria non è mai andata.
