Olio motore, è lui il nuovo petrolio: la crisi che nessuno stava tenendo d’occhio

La crisi in Medio Oriente ha triplicato il prezzo degli oli base Group III. Volkswagen, Stellantis e Toyota cercano alternative.
olio motore

L’olio motore è diventato un problema geopolitico. Mentre il dibattito ruota attorno a kilowatt, piattaforme elettrificate e direttive europee, una crisi silenziosa ha cominciato a scavare sotto la superficie del settore. Parliamo della carenza degli oli base Group III, le materie prime altamente raffinate che finiscono dentro la maggior parte dei lubrificanti per motori moderni. Volkswagen, Stellantis e Toyota stanno già cercando fornitori alternativi, solo che non se ne trovano quanti ne servirebbero.

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Tutto è precipitato dopo l’attacco missilistico iraniano di marzo contro l’impianto gas-to-liquids di Shell in Qatar. Quell’episodio ha fatto saltare una filiera già strutturalmente fragile, costruita su una dipendenza massiccia dal Medio Oriente. Le scorte accumulate nei mesi precedenti hanno tenuto a galla le aziende nella prima fase, poi si sono esaurite.

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I prezzi degli oli base Group III hanno raggiunto circa 4.000 dollari per tonnellata in Europa e negli Stati Uniti. Quasi il triplo rispetto ai livelli pre-crisi. Un salto che, lentamente ma inesorabilmente, troverà la strada fino alle officine.

Per gli automobilisti, nell’immediato, non cambia molto. Nessuno si troverà domani con il serbatoio dell’olio asciutto e nessun prodotto sullo scaffale. Il rischio reale, se la situazione dovesse prolungarsi, è un aumento progressivo dei costi di manutenzione e qualche difficoltà nella reperibilità di formulazioni specifiche. Non basta, però, trovare un olio qualsiasi. I motori moderni lavorano con specifiche tecniche stringenti, certificate dai costruttori. Mettere dentro qualcosa di non approvato può essere un problema aggiuntivo.

Stellantis ha già riformulato alcuni lubrificanti e individuato prodotti alternativi conformi agli standard richiesti. Volkswagen riconosce apertamente che la crisi riguarda l’intero comparto, assicura di avere scorte sufficienti al momento e nel frattempo valuta opzioni ulteriori. Toyota dichiara di aver già identificato fonti di approvvigionamento sostitutive. Tutte e tre, però, sanno che la sostituzione di un fornitore avviene dopo test, validazioni, approvazioni tecniche.

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Anche nello scenario più ottimistico, con lo Stretto di Hormuz riaperto domani mattina, nuove forniture difficilmente raggiungerebbero Europa e Stati Uniti prima di ottobre 2026. I fornitori alternativi esistono, ma lavorano su volumi limitati.

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Per chi guida non c’è nessun motivo di correre a fare il cambio dell’olio in anticipo o di acquistare prodotti. Il dato da tenere d’occhio nei prossimi mesi è il prezzo alle officine e la disponibilità delle formulazioni più specifiche. Se la crisi si aggrava, quello che oggi è un problema industriale invisibile potrebbe diventare molto visibile sul conto del meccanico.