Opel non ha intenzione di proporre adesso costose rivoluzioni. Vuole fare le cose per bene, e con la nuova Astra aggiornata lo dimostra in modo abbastanza netto. La proposta per il 2026 vede una gamma rivista con criterio, pensata per chi guida davvero e non per lanciarsi nel futuro senza osservare bene il mercato (una cosa chiamata realtà).

Un capitolo interessante nella gamma, per cominciare dalle nuove motorizzazioni, è quello dell’Astra Electric, che porta a casa un risultato concreto, con 454 chilometri di autonomia dichiarata secondo il ciclo WLTP, circa 35 in più rispetto a prima.
Merito di una batteria da 58 kWh, di cui 55 effettivamente utilizzabili, e di un lavoro certosino sull’aerodinamica. Trentacinque chilometri possono sembrare poca cosa sulla carta, ma nella vita reale significano una sosta in meno. Il motore da 156 CV e 270 Nm porta la cinque porte da 0 a 100 in 9,3 secondi, 9,5 per la Sports Tourer, con un tetto a 170 km/h. La frenata rigenerativa è regolabile su tre livelli via palette, la ricarica rapida DC da 100 kW porta la batteria dal 20 all’80% in 32 minuti, e a bordo c’è anche il caricatore trifase da 11 kW.

Il coraggio di Opel sta altrove. Sta nell’aver costruito una gamma che non giudica. L’Astra Plug-in Hybrid arriva ora a 84 chilometri di autonomia elettrica nel ciclo WLTP, 101 in città, con 196 CV e 360 Nm totali, numeri che rendono la vita urbana quasi interamente a zero emissioni senza costringere nessuno a fare l’asceta.
Per chi vuole ancora meno complicazioni c’è l’ibrida classica da 145 CV, senza presa di ricarica, senza pensieri. E poi c’è il diesel 1.5 da 130 CV, rimasto in listino senza vergogna, perché ci sono ancora persone che percorrono tanti chilometri e hanno il diritto di farlo nel modo più efficiente.

Opel, così, sceglie semplicemente un’altra strada rispetto alla condanna elettrica, ovvero quella del buonsenso. L’Astra aggiornata non è l’auto del futuro, ma è sicuramente l’auto del presente.
