GTi non è un’etichetta da trattare come ogni altra, non è di quelle da appiccicare ovunque. Peugeot lo afferma ad alta voce. Dopo il ritorno della sigla con la E-208 GTi, prima elettrica a fregiarsi di quel badge storico, il CEO Alain Favey ha tracciato le linee rosse del progetto ad Auto Express. Di sicuro non ci saranno versioni GTi per i SUV. L’eventuale prossimo capitolo potrebbe non essere nemmeno full electric.
La E-208 GTi non è un prodotto pensato per i volumi. È una halo car nel senso più classico del termine: un oggetto capace di irradiare desiderabilità su tutta la gamma, dalla 2008 alla 3008, fino ai modelli più ordinari. Una logica che Alfa Romeo conosce, che Ferrari pratica da decenni, e che Peugeot sta riscoprendo con una certa consapevolezza.

Favey conferma che GTi significa “hot hatch”, e deve rimanere tale. Mentre mezzo mondo automobilistico si arrende alla logica del badge sportivo applicato al crossover, vedi Volkswagen con GTX e Hyundai con N Line, il Leone sceglie la strada opposta. Più stretta, più difficile da giustificare ai piani alti, ma coerente con una storia che parte dalla 205 GTi.
L’ipotesi ibrida, però, è concreta. Favey non la esclude, anzi lascia intendere che potrebbe essere la direzione giusta per ampliare la platea senza tradire il carattere. Una GTi con motorizzazione elettrificata ma non esclusivamente elettrica sarebbe una soluzione che conserverebbe il coinvolgimento nella guida per chi ancora non si fida di una hot hatch senza scarico.

Qualunque futura GTi dovrà meritarsi il nome. Non basterà un badge cucito su un modello potenziato per ragioni di marketing. Peugeot pretende prestazioni, dinamica e carattere all’altezza delle storiche hot hatch del Leone. Una promessa pubblica che andrà onorata.
Nei prossimi cinque anni, la Casa francese prevede sette nuovi modelli per l’Europa. Se tra questi ci sarà un’altra GTi, dipenderà dalla capacità di sviluppare un progetto davvero convincente.
