Ci sono voluti ben 66 minuti per percorrere 3,7 chilometri. Purtroppo per il veicolo autonomo californiano, non è colpa del traffico mattutino a Manhattan. Tutto merito del Tesla Robotaxi in Texas, il servizio che secondo Elon Musk dovrebbe ridefinire la mobilità urbana.

Reggie Overton, che nella sua bio si presenta come “Ambasciatore Tesla, MBA, certificato in AI/ML”, ha pubblicato il 22 agosto un resoconto dettagliato di una corsa su Robotaxi trasformatasi in farsa. Destinazione a poco più di tre chilometri e mezzo dal punto di partenza, stima di viaggio: un’ora e sei minuti.
Quando ha chiamato l’assistenza, gli è stato risposto che si trattava di un bug. La stima è scesa momentaneamente a 16 minuti, “ma il percorso effettivo non è mai cambiato”, per poi risalire a 57. L’operatore ha confermato di visualizzare la stessa stima sul suo schermo, specificando però di non avere la possibilità di modificare il percorso del veicolo. L’uomo quindi è sceso, ha aperto l’app di Uber e ha raggiunto la destinazione nel tempo previsto, attendendo un rimborso da Tesla.
Il post ha superato 650.000 visualizzazioni. Solo dopo questa visibilità, l’account ufficiale di Tesla Robotaxi ha risposto comunicando il rimborso e promettendo miglioramenti. La sequenza, però (problema, silenzio, viralità, infine risposta concreta) ha ormai la cadenza di un rituale consolidato.

Overton non è un caso isolato. L’account TexasTSLA, autodefinitosi “proprietario di quattro Tesla” specializzato nello scovare bug del sistema, ha documentato con continuità una serie di corse andate storte, tutte all’interno dell’area geografica ristretta approvata da Tesla stessa.
Il 17 agosto un robotaxi lo ha lasciato a cinque chilometri dalla sua auto perché, secondo l’assistenza, “era la fine del turno del veicolo”, alle 21:30. Due giorni dopo, durante tre corse in un unico giorno, una gli ha causato “un momento di paura” con il veicolo andato in panico e mancato il punto d’arrivo: l’assistenza ha guidato l’auto manualmente a destinazione. La terza corsa continuava a superare il punto di fermata finché il passeggero non si è arreso e ha proseguito a piedi.
Il dettaglio dell’intervento manuale dell’operatore remoto non è marginale. Tesla ha sempre descritto Robotaxi come un servizio “senza supervisione”. Eppure gli operatori continuano a prendere il controllo quando il veicolo non riesce a concludere il tragitto da solo. Una dipendenza strutturale che contraddice la narrativa del sistema pienamente autonomo.

Waymo, intanto, supera le 500.000 corse settimanali a pagamento in più di dieci città americane senza alimentare un flusso costante di video di corse fallite. Tesla, nel frattempo, si prepara per il 3 settembre ad Austin, dove presenterà agli investitori la sua visione del futuro dei robotaxi.
